Non un passo indietro sulla sicurezza scolastica

 

La XVII Legislatura ha segnato un impegno senza precedenti sulla questione della edilizia scolastica: la cancellazione della Struttura di missione per la riqualificazione degli edifici scolastici presso la Presidenza del Consiglio, è un brutto segnale. Non se ne capisce il senso: la Struttura è uno strumento tecnico, che risponde alla Presidenza del Consiglio, qualunque sia il Presidente in carica, quindi in questo caso avrebbe risposto a Conte e avrebbe continuato a garantire all’azione del Governo un coordinamento generale in una materia nella quale il gomitolo di competenze ha reso spesso inefficienti gli interventi. E’ come avere il navigatore satellitare in macchina e gettarlo dal finestrino perché lo aveva comprato la il tuo “ex”. E’ come se si chiudesse l’ANAC, anziché, al limite, cambiare il suo direttore alla scadenza del mandato (per dire). Fino a prova contraria, sembra purtroppo un segnale in coerenza con le politiche del centro destra che ha continuamente tagliato i finanziamenti alla scuola tutte le volte che ha potuto. Sorprende (nonostante tutto ci sorprendiamo ancora!) che i 5 Stelle acconsentano. La scossa alla politica venne soprattutto dall’impegno della mamma di Vito Scafidi, Cinzia Caggiano, che non ha mai smesso di denunciare lo stato di inadeguatezza dell’edilizia scolastica, da quando il 22 Novembre 2008 a causa del crollo del contro soffitto della sua classe Vito perse la vita. Proprio il 22 Novembre è diventata per legge la giornata nazionale della sicurezza nelle scuole: il prossimo 22 Novembre sarà proprio il decennale e sarà senz’altro l’occasione per tirare una riga e capire in che direzione ci stiamo muovendo.

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I testimoni di giustizia sono una priorità

L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia esprime vivo apprezzamento per le parole del viceministro degli interni Gaetti sui testimoni di giustizia:  “i testimoni di giustizia sono insieme ai beni confiscati una priorità”. Con queste parole il sottosegretario agli interni Luigi Gaetti intervistato dal quotidiano La Gazzetta di Mantova ha affermato che porterà avanti quello che ha caratterizzato il suo lavoro in commissione parlamentare antimafia: testimoni di giustizia e beni confiscati. Una bella intervista, dichiara Ignazio Cutrò Presidente della Associazione, che lascia ben sperare sulla fine  dell’isolamento e dell’indifferenza attorno a questi temi. Dunque oggi “siamo una priorità”. Non sentivamo parole di questo tenore da tanto tempo. Forse non le abbiamo mai sentite. Il vento del cambiamento aveva già cominciato a soffiare in commissione antimafia quando le forze politiche avevano proposto un disegno di legge di riforma dell’attuale programma di protezione poi trasformato in legge dello Stato. Un vento che porta con sè la parola Speranza. Doveroso ringraziare l’allora Presidente Rosy Bindi e il coordinatore del comitato di inchiesta sui testimoni Davide Mattiello. C’è ancora molto da fare: ” le norme sono importanti, ma non meno dei regolamenti e delle prassi applicative, cioè delle abitudini che si creano negli apparati dello Stato ai quali spetta  il dovere di proteggere e rispettare pienamente la dignità dei testimoni di giustizia”. Ieri la testimone e deputata Piera Aiello ha chiuso un capitolo buio della sua vita mostrando il suo volto nascosto per anni, troppi anni. Un gesto che assume anche un significato simbolico per tutti i testimoni di giustizia. Mai più una vita vissuta nell’ombra, vite fantasma. Non siamo più delle trepide ombre ma uomini e donne che hanno offerto la propria vita e quella dei propri familiari per il bene dello Stato. Le Istituzioni tutte, conclude Ignazio Cutrò,  facciano la loro parte, valorizzino i testimoni di giustizia e restituisca loro quelle che le mafie ed un malcelato senso dello Stato gli hanno ingiustamente tolto.
*Comunicato stampa dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia

Ho presentato un esposto in Procura per mettere fuori legge Casa Pound e Forza Nuova

Torino, 22 febbraio 2018 – Questa mattina Davide Mattiello, parlamentare del Partito Democratico, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Torino nei confronti delle organizzazioni politiche Forza Nuova e Casa Pound perché, secondo il parlamentare, le suddette organizzazioni integrano la fattispecie di reato contenuta nella legge 645 del 20 giugno 1952, altrimenti detta legge Scelba, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista.

 

Nell’articolo 1 la legge Scelba definisce chiaramente quali siano i presupposti che costituiscono la fattispecie penale della costituzione di organizzazioni fasciste: “quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.”

 

<<Siamo democratici perché antifascisti e abbiamo una Costituzione repubblicana e parlamentare proprio perché antifascista. La nostra Costituzione, ripudiando il fascismo così come la guerra, rifonda il patto di convivenza sulla uguale dignità di ogni persona e comanda alla Repubblica di rimuovere ogni ostacolo alla realizzazione della dignità di ciascuno. Ecco: la parola d’ordine della nostra Costituzione è proprio ‘ciascuno’ mentre la parola d’ordine di ogni fascismo è ”qualcuno’, qualcuno che pensa di avere più diritti di qualcun altro e per questo si arroga la pretesa di discriminare. Noi dobbiamo difendere l’ordine repubblicano contro ogni potere eversivo fondato sulla discriminazione: sono eversive le associazioni fasciste, quelle segrete, quelle mafiose. Tutte basate sulla violenza discriminatoria del ‘qualcuno’ su tutti gli altri >> Afferma Mattiello, che aggiunge <<Chi cerca di riorganizzare il Partito Fascista, appellandosi a quell’ideologia in qualunque modo, è fuori dalla conversazione politica repubblicana italiana, tanto è vero che esiste la legge Scelba per sciogliere queste organizzazioni. È già successo in passato con Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, ma da quello scioglimento sono gemmate nuove organizzazioni di estrema destra i cui dirigenti arrivano proprio da quel percorso già dichiarato fuori legge. Sollecitare l’intervento della magistratura è anche un modo per tenere questo conflitto nell’alveo del diritto oltre che del dibattito pubblico: guai alla violenza politica, qualunque colore abbia! Torino ha versato un tributo di sangue enorme alla violenza politica, ma ha saputo reagire con gli strumenti del diritto: questa è la città di Fulvio Croce.>> Il parlamentare conclude dicendo <<Ho presentato alla Magistratura documenti che dimostrano quanto Casa Pound e Forza Nuova abbiano raccolto l’eredità politica del Partito Fascista, la giustizia farà il suo corso.>>

 

Trattato di cooperazione con gli Emirati: un altro passo avanti

Il Consiglio dei Ministri di questa mattina ha approvato il Trattato di cooperazione Giudiziaria e di estradizione con gli Emirati Arabi: un altro passo nella direzione giusta. Ringrazio il Presidente del Consiglio Gentiloni e il Ministro Orlando: ora sarà anche possibile porre fine alle latitanze spudorate che si consumano negli Emirati alla luce del sole. Proprio ieri la presentazione e a Roma della relazione finale della Commissione Antimafia metteva in evidenza come i rischi più seri alla tenuta dell’ordinamento democratico del nostro Paese arrivino da mafie ed organizzazioni segrete capaci di muoversi con disinvoltura su scala internazionale, anche grazie alla complicità di professionisti altolocati. Sicuramente gli Emirati Arabi sono diventati, loro malgrado, uno snodo essenziale per questo genere di criminalità organizzata e l’assenza di un Trattato di cooperazione giudiziaria e di estradizione ha fino a qui reso molto difficile per le autorità italiane intervenire. L’iter del Trattato, la cui bozza venne firmata dal Ministro Orlando nel settembre del 2015, si interruppe nel 2016 per l’introduzione nell’ordinamento italiano di norme europee più stringenti in materia di pena di morte, cosa che ha impegnato il nostro Governo in un lungo periodo di ri-negoziazione, concluso positivamente qualche settimana fa. Il passaggio in Consiglio dei Ministri è il segnale che in tanti aspettavamo, pur sapendo che non siamo ancora all’ultima tappa: bisognerà che il nuovo Parlamento se ne occupi urgentemente votando la legge di ratifica e non sarà una formalità, ma uno dei primi banchi di prova della politica che verrà

Immigrazione: serve Agenzia su modello dell’ANAC

Per gestire meglio l’immigrazione e dare maggiore impulso alla qualità degli interventi sul settore bisognerebbe istituire un’Agenzia sul modello dell’Anac. A suggerirlo è il deputato Pd Davide Mattiello che risponde ad un articolo di Milena Gabanelli sul Corsera, “La politica del non fare”. “Cara Milena – scrive Mattiello – per andare nella direzione che tu suggerisci, alcune cose le abbiamo fatte, altre si stanno facendo e una forse bisognerebbe ancora apparecchiarla. Visto che la trasparenza è di per se’ un fattore di deterrenza rispetto a chi vuole fare business sulla pelle degli accolti (rubando risorse di tutti noi!), abbiamo approvato nel 2014 una legge che impone un monitoraggio puntuale del sistema di accoglienza primario (norma alla quale hanno fatto eco le inchieste giudiziarie e i commissariamenti decisi dal Viminale). E questa è la cosa fatta. Per eliminare progressivamente dal sistema di accoglienza primario i delinquenti, stiamo andando verso un modello che se proprio non è “in mano pubblica” come tu auspichi, vira senz’altro nella direzione di una maggiore istituzionalizzazione e armonizzazione del trattamento (che vuol dire anche controlli più efficaci). E questa è la cosa che si sta facendo. Per dare maggiore impulso alla qualità dell’intervento nel suo complesso, aumentando anche la nostra capacità di “battere i pugni sul tavolo” dell’Europa, forse servirebbe istituire una Agenzia nazionale (sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno): qualcosa di meno di un nuovo Ministero, qualcosa di più di un Dipartimento, una struttura che garantisca continuità dell’azione e riconoscibilità pubblica. Sul modello di ANAC. E questa è la cosa che andrebbe preparata”.

 

 

Contromafie: una sferzata per non rallentare

La IV edizione di Contromafie é una sferzata che non permette di rallentare il cammino fatto, ma nemmeno di dimenticare da dove arriviamo. Gian Carlo Caselli nel suo intervento ha ribadito la centralità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa che ha permesso di colpire il sistema di relazioni altolocate che erano e sono la forza delle mafie. Dobbiamo vigilare perché dopo l’amnésia giudiziaria che ha permesso di cancellare le condanne a carico di Contrada, non ci siano altri passi indietro. Don Luigi Ciotti ha ricordato gli appunti scritti da don Puglisi poco prima di essere ucciso, appunti stesi in attesa di incontrare l’allora presidente della commissione antimafia, Violante: una scuola media, un consultorio, un asilo nido, una palestra. Dobbiamo fare più investimenti sugli strumenti che creano le condizioni per una vita libera e dignitosa a cominciare dalle scuole che devono essere oltre che sicure, belle. Abbiamo un lavoro da continuare

La relazione finale della Commissione Antimafia

Chi raccoglierà l’eredità di questa Commissione parlamentare Antimafia? A partire da oggi discuteremo e voteremo la relazione finale che traccia un bilancio di questi 4 anni di lavoro ed indica una strada sulla quale continuare. Intanto: la approvazione avviene a Camere sciolte, come é possibile che sia, lo sta facendo anche la Commissione ‘Banche’, ma questo fatto apparentemente banale é già in se’ una notizia, perché nel 2012 dopo aver lavorato sulle stragi di mafia per quattro anni la Commissione in allora presieduta da Pisanu RINUNCIO’ a votare la relazione conclusiva, che avrebbe imposto di mettere nero su bianco un giudizio politico su quei terribili accadimenti, adducendo come spiegazione proprio lo scioglimento delle Camere. Sulla questione stragi questa Commissione ha mantenuto gli impegni, da un lato ha rispettato e aspettato la conclusione del Capaci Bis e del Borsellino quater, ma dall’altro ha cominciato ad acquisire materiali e testimonianze utile: in particolare sono cominciati ad arrivare gli atti relativi ad Aiello, certamente morto il 21 Agosto del 2017, ma anche l’archiviazione sulla morte di Omar Pace. Continuo a pensare che il bandolo della matassa che bisogna riprendere per ordinare la materia sia senz’altro la sentenza di condanna di Dell’Utri divenuta definitiva dal 2015, qualunque cosa décida la CEDU, rispetto alla qualificazione del reato di concorso esterno. E questo vale anche per Matacena, la cui latitanza é finalmente messa in crisi sia dai progressi nella collaborazione giudiziaria tra Italia ed Emirati, sia dalla decisione di Speziali di patteggiare ed ammettere le proprie responsabilità.

Sull’omicidio Mattarella

E’ facilissimo recuperare in rete questo articolo dell’agosto del 1989 per rendersi conto non soltanto di quanto si fosse già capito allora, ma soprattutto di chi c’era e che ruoli ricopriva. Tra l’altro non sfugge che questo intreccio rimanda ancora una volta al delitto di Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio (5 Agosto 1989). E’ sacrosanto continuare a dire che non bisogna mai smettere di cercare la verità su quei fatti, che sono stati soltanto brutali atti criminali. Ma proprio per questo bisognerebbe intanto fare piena luce sul corto circuito dell’estate del 2013, il passaggio di consegne tra Grasso e Roberti al vertice della Procura nazionale Antimafia. Chi e perchè fece uscire dagli uffici della DNA i verbali delle due riunioni segrete in cui si fece il punto su anni di indagini relative ai legami tra mafia, politica e apparati? Cosa accadde veramente tra il Dicembre 2012 e l’estate del 2013 al collaboratore Nino Lo Giudice, detto il “nano”? Davvero passò seri guai quando qualcuno seppe che stava parlando anche di Giovanni Aiello (alias “Faccia di mostro”), nel frattempo certamente morto il 21 Agosto del 2017 a Montauro? Come è possibile che il CSM continui a procrastinare la decisione sulla incolpazione del dott. Donadio, mossa dai procuratori Lari e Salvi, nonostante esista da tempo una formale richiesta di archiviazione da parte della Procura generale della Cassazione? Quanto sono ancora forti gli interessi legati ai protagonisti di quelle vicende se non è possibile ancora oggi avere delle risposte? Io so che ci sono uomini delle Istituzioni ancora vivi, vegeti e con ruoli di grande responsabilità che sanno molto, se non tutto: sarebbe giusto che si facessero avanti, scegliendo di dire anche ciò che non viene loro chiesto. Io so che il processo “ndragheta stragista” che si celebra a Reggio Calabria, così come quello “Trattativa” che si celebra a Palermo stanno caparbiamente “carotando” quel grumo di interessi e meritano rispetto e attenzione. Io so che alcune latitanze diversamente irrisolvibili (Matacena e Messina Denaro) sono la misura della vitalità di quel grumo di interessi, che si è trascinato fino ad oggi, perchè di “amici” in giro per il Mondo ce ne sono ancora tanti. A quelli che sanno perchè c’erano e hanno avuto parte nei fatti, vorrei chidere se non sentano di essere stati, in gran parte, usati, con la messa in scena della guerra tra Mondi, che richiedeva l’eroismo tragico del “male”, per far vincere il “bene”, che è costato così tanto a tutti (a chi il male l’ha subito, ma anche a chi lo ha agito). Chissà che non abbia proprio pensato questo quel magistrato, titolare di importanti inchieste su mafia, politica e massoneria, che nell’agosto dell’89 prende un volo Roma Palermo, per incarico dell’Alto commissario anti mafia, Sica, per fare il punto con Giammanco, Falcone, Sciacchitano, Pignatone e tutti gli altri. Quel magistrato che, diventato consigliere del Presidente della Repubblica, morirà improvvisamente di infarto nel Luglio del 2012, poco dopo aver scritto una drammatica lettera proprio al Presidente della Repubblica, nella quale manifestava il timore di essere stato usato per coprire indicibili accordi e il desiderio di tornare in prima linea a fare indagini: Loris D’Ambrosio.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/08/17/si-rafforza-la-pista-nera-nell-inchiesta.html

Tribunale di Reggio Calabria apra nel 2018

Il Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria deve aprire nel 2018: un segnale che non può essere rimandato”. A chiederlo è il deputato Pd Davide Mattiello, arrivato a Reggio Calabria per i funerali del dott. Andrea Caridi, che ha diretto il Servizio centrale di sicurezza del Viminale e che e’ improvvisamente morto la notte di Capodanno. “Dopo aver fatto visita agli Uffici della Direzione Distrettuale Antimafia ancora, purtroppo, ho dovuto attraversare troppi gabinetti – racconta il deputato – sì perché il nuovo Palazzo di Giustizia non è ancora agibile e, almeno ad una occhiata superficiale, non sembra che sia cambiato granché dall’ultima visita. Per questo gli Uffici della Procura sono ospitati all’ultimo piano del CE.DIR. in condizioni dignitosamente precarie. I ‘segnali’ sono importanti, attraverso di essi lo Stato attribuisce importanza ai propri servitori e ad intere articolazioni della propria Amministrazione. Non è possibile sopportare oltre che la Procura che coordina indagini relative ai rapporti tra ‘Ndrangheta e politica (Matacena, Scajola), relative alla direzione strategica e altolocata della ‘Ndrangheta (Ghota), alla unitarietà della strategia stragista degli anni ’90 (‘Ndrangheta Stragista), alla proiezione globale della ‘Ndrangheta e del sistematico utilizzo delle tecnologie informatiche, abbia gli Uffici tra una batteria di gabinetti e quella successiva”. Rispondendo ad una interrogazione tempo fa il Ministro della Giustizia Andrea Orlando auspicò l’inaugurazione del nuovo Palazzo di Giustizia entro il 2018: “abbiamo un anno per dare definitivamente e concretamente seguito a quell’auspicio

Testimoni di Giustizia: ce l’abbiamo fatta!

L’aula del Senato ha approvato in via definitiva la legge sulla protezione dei testimoni di giustizia.

Senza il lavoro corale di Parlamento e Governo questo risultato non sarebbe stato possibile: il valore dei Testimoni di Giustizia oggi ha il suo pieno riconoscimento.
La Legge appena approvata all’unanimità oltre a cambiare in maniera concreta la gestione della sicurezza dei Testimoni di Giustizia, sia sul piano della prevenzione del rischio sia sul piano del sostegno economico e psicologico, manda un messaggio chiaro e ineludibile: il cittadino per bene che avendo assistito ad un delitto o avendolo subito decide di denunciare, con ciò esponendosi ad un rischio tale da rendere inadeguate le ordinarie misure di sicurezza, è un tesoro repubblicano e come tale va trattato. Non è un “infame” perché non si è impicciato dei fatti suoi, non è un “costo” da minimizzare. D’altra parte la legge fa chiarezza su eventuali abusi: fissa paletti precisi sul profilo del Testimone di Giustizia, per evitare che la qualifica venga scambiata per uno status, acquisito una volta per sempre.
Voglio ringraziare i consulenti e i funzionari della Commissione Antimafia che hanno contribuito in maniera decisiva alla inchiesta che svolgemmo nel 2014 sulla condizione dei testimoni di Giustizia e alla successiva stesura della proposta di legge, che ha trovato il pieno sostegno di tutte le forze politiche.