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Per la pace, quindi per l’Europa

Quando diciamo che il nostro primo impegno sarà quello di salvare l’Europa da chi la vuole liquidare, diciamo una cosa sacrosanta, che rischia però di essere fraintesa. Ci sono tante persone che hanno sofferto più di altre in questi anni la crisi economica e che attribuiscono all’Europa la responsabilità di questa ingiusta sofferenza. C’è chi fa coincidere l’Unione europea con il blocco di interessi liberisti che ha fatto della globalizzazione del mercato una opportunità soltanto per alcuni e una maledizione per tanti altri, oltre che per l’ambiente. Insomma: il paradosso di questo tempo è che a dire “Europa” si passi per reazionari.

Invece noi sappiamo che per questa parola passa il futuro!
Ma per renderlo chiaro non dobbiamo avere remore nello spingerci fino in fondo: noi diciamo “Europa” perché l’alternativa è la guerra in casa nostra. La guerra vera e propria, quella che ci siamo abituati a vedere in TV perché riguarda altre aree del Mondo. La guerra, come quella che divampò in Jugoslavia quando sembrava impossibile che le pretese di gruppi nazionalisti potessero degenerare in violenze tremende come quelle che poi dilagarono per tanta parte degli anni ’90. Eppure accadde. Noi sappiamo che quando la politica per governare sceglie la strada della esaltazione dell’identità nazionale, brandita contro tutti coloro che vengono presentati come un ostacolo alla piena soddisfazione dei propri bisogni, lo sfogo che giunge è la guerra. Possibile che gli oltre 11.000 morti in 4 anni di guerra sporca in Ucraina non scuotano le coscienze? Possibile che la strage di Utoya del Luglio del 2011 sia stata rimossa? Un solo neo-nazista massacrò a sangue freddo 70 giovani socialisti che si stavano formando ai valori del multiculturalismo e della laicità. La guerra nazionalista ha tante “micce”: in Jugoslavia ci furono gli ultras negli Stadi, che ricordano alcuni fatti nostrani e recenti, che rimandano alla solita saldatura tra estrema destra e criminalità organizzata, sempre serva del potere più forte. Anche la violenza contro i giornalisti oggi è una “miccia” contro la pace, perché è un attacco al pensiero critico, alla libertà democratica: non possiamo dimenticare Daphne Galizia Caruana e Jan Kuciak, assassinati a Malta e in Slovacchia (Europa!) perché le loro inchieste davano fastidio.
Noi vogliamo la pace, per questo vogliamo l’Europa: che continui ad essere quella straordinaria occasione di negoziazione permanente tra interessi diversi all’interno dei propri confini. Vogliamo la pace, per questo vogliamo l’Europa: perché sia la nostra occasione di ridurre il ricorso alla violenza nel resto del Mondo e contro la Terra. Certo vogliamo un’Europa diversa e più solidale soprattutto con chi soffre ed è per questo che abbiamo bisogno di una Europa che accetti la sfida più alta: trasformarsi in una Repubblica. Una Repubblica d’Europa per avere un solo sistema fiscale, per abolire ogni paradiso fiscale, per avere una assicurazione sociale universale per tutti i cittadini in difficoltà, per avere una unica politica estera che impedisca a USA, Cina e Russia di giocare col nostro destino come fossimo una posta in palio.
Se dovesse esserci una lista inclusiva per le prossime elezioni europee, una lista che dica di questa volontà e contenda consenso ai guerrafondai nazionalisti, sarebbe bello si chiamasse così: Repubblica d’Europa.

Davide Mattiello
Presidente Fondazione Benvenuti in Italia

 

ASGI: Illegittimo negare l’attracco in un porto sicuro

“Lanciamo un appello di impegno civile a difesa della legalità a fronte di una politica senza più legge”

Condivido e diffondo l’appello dell’ASGI:

Il nuovo anno si apre con 32 persone che, ancora una volta, attendono da molti giorni (tredici, alla data di oggi) di poter sbarcare in un porto sicuro. Al caso della Sea Watch 3 si aggiunge quello della Sea Eye, con 17 persone raccolte lo scorso 29 dicembre.

Da giuristi non possiamo quindi che denunciare, ancora una volta, l’illegittimitàdi quanto sta, nuovamente, accadendo nel Mediterraneo: il diritto di sbarco in un porto sicuro viene posto in discussione in ogni singolo episodio di salvataggio, senza considerazione alcuna per le norme.
Sono solo gli ultimi casi di uno stillicidio ormai costante in spregio del diritto e fuori da ogni inesistente “invasione”, ammontando gli sbarchi nel 2018 a poco più di 20.000.

Come associazione ribadiamo che:

il diritto internazionale del mare (Convenzione Sar sulla ricerca e il soccorso in mare ratificata dall’Italia nel 1989; Convenzione Solas sulla salvaguardia della vita umana in mare ratificata dall’Italia nel 1980 e la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, ratificata nel 1994, tra le altre) prevede chegli Stati e, quindi, anche le autorità italiane, abbiano l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a che tutte le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro;

il rifiuto di consentire lo sbarco, in particolare a persone vulnerabili (donne e bambini, anche piccolissimi) sfuggite a torture e violenze, che oggi si trovano in permanenza prolungata su una nave in condizioni di sovraffollamento e di promiscuità e con bisogno di accesso a cure mediche e a generi di prima necessità viola inoltre le norme a tutela dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei rifugiati, in particolare l’art.2 (diritto alla vita) e l’art.3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea per i diritti dell’Uomo, oltre che il principio di non refoulement e il diritto di accedere alla procedura di asilo sanciti dalla Convenzione di Ginevra, dal diritto comunitario e dall’art.10 c.3 della Costituzione italiana.

Ci riserviamo di supportare e promuovere ogni azione giudiziaria nelle sedi competenti per ingiungere il rispetto del diritto e sanzionare le violazioni in essere e l’indebita strumentalizzazione della situazione di persone vulnerabili al fine di porre in discussione le regole di ripartizione dei richiedenti asilo nell’Unione Europea al di fuori delle sedi proprie.

Pertanto come associazione invitiamo tutti i soggetti istituzionali, al di là della loro competenza, a far sentire la loro voce anche con atti di impegno civile a favore di coloro che sono ostaggio di una politica senza più legge.

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Per adesioni all’appello, che proponiamo alla sottoscrizione di enti, associazioni e persone interessate, contattare info@asgi.it

Ufficio stampa ASGI : 3894988460


Foto Credit : Francesco Piobbichi

Se potessi votare in Umbria non avrei dubbi: sosterrei Walter Verini.

Per dirlo ho scelto questa foto che risale alla scorsa Legislatura, nella quale siamo stati colleghi alla Camera in Commissione Giustizia, lui capogruppo, io apprendista. La seduta stava per cominciare, l’Aula ancora deserta, noi seduti al così detto “banco dei 9” quello dove sta chi è relatore del provvedimento in discussione: di li a poco si sarebbe votata la riforma del sistema di protezione dei Testimoni di Giustizia.
Ma la stessa scena è successa tante altre volte: per il nuovo Codice Antimafia, per il nuovo 416 ter (voto di scambio politico-mafioso), per il reato di depistaggio e per quello di tortura, per le nuove norme a tutela degli Amministratori pubblici minacciati. In cinque anni ho sempre trovato Walter come avrei voluto che fosse un deputato democratico con l’esperienza di un capo gruppo: accanto per sostenere, mediare, stoppare (a volte serve!), incoraggiare.
Doti che sono tanto più preziose pensando al ruolo del segretario regionale di un partito che deve ritrovare umanità e quindi unità, attraverso il rispetto tanto dei programmi quanto delle persone. Forza Walter!

Lettera a Paolo Furia, candidato alle primarie del PD Piemonte

 

Caro Paolo,

abbiamo auspicato una candidatura che segnasse una discontinuità con il passato.
Un candidato giovane, ma non giovane e basta (ché abbiamo toccato con mano quanto essere giovani non sia garanzia di niente: né di onestà, né di competenza): un giovane con radici forti nel partito e nella società, tanto nella militanza politica quanto in quella sociale.
Un candidato che rappresentasse adeguatamente il “Piemonte 2” troppo spesso marginalizzato
nelle dinamiche politiche piemontesi.
Un candidato disposto a farsi carico della gestione del partito dedicandovi l’attenzione che merita e della quale c’è bisogno: non serve un segretario intermittente.
Un candidato in sintonia con l’istanza nazionale che vuole un partito capace di girare pagina rispetto all’ultima stagione: un partito capace di vincere unendo e non spaccando, che si faccia forte delle differenze, invece che liquidarle con fastidio (per quello c’è la destra!)
Tu sei quel candidato.
Ti chiediamo una attenzione speciale su tre aspetti.
Corruzione e Mafia sono due facce della stessa medaglia e sono ancora oggi uno dei fattori più importanti di disuguaglianza sociale, di violenza e di offesa alla dignità delle persone. La fuga dall’Italia di tanti giovani in gamba è anche dovuta ad un “ecosistema” zavorrato da questi fenomeni insopportabili. Non è una questione soltanto del sud! Il solo fatto che a Torino nel 1983 sia stato ucciso dalla ‘ndrangheta il capo della Procura di Torino Bruno Caccia, dovrebbe tagliare la discussione una volta per tutte. Con l’operazione Minotauro del 2011, che ha generato una dozzina di altre operazioni, fino a quella denominata “Barbarossa” di qualche mese fa, il Piemonte ha dovuto aprire gli occhi su una realtà strisciante e pervasiva. La vicenda gravissima della villa confiscata agli Assisi a San Giusto Canavese e devastata da un attentato intimidatorio nel mese di giugno è soltanto un sintomo evidente di questa realtà che non può essere relegata a problema di “guardie e ladri”: è una questione più profonda che attiene ad una certa cultura della legalità e del rispetto della uguale dignità di ogni persona. Ma a tradire questa cultura non sono soltanto i mafiosi e i loro sodali in giacca e cravatta, sono anche quelli che fanno del clientelismo la forma normale e spietata di corruzione della cosa pubblico: le inchieste aperte a Torino che riguardano la sanità e lo stesso Palazzo di Giustizia, stanno lì a dimostrarlo. Non ci possono essere arretramenti su questo punto, il che significa anche (!) investire nella formazione specifica di coloro che il partito candida come amministratori negli Enti Locali e di coloro che il partito chiama a ruoli di gestione interna. Non arretrare su questo punto significa anche scommettere sulla trasparenza interna , a cominciare dalla gestione delle tessere: basterebbe applicare le regole già fissate per impedire che le tessere diventino sinonimo di manovre improprie di accumulazione di potere, funzionali a “scalate” che nulla hanno a che fare con la dialettica democratica di un partito che ancora si definisce “comunità”. Non arretrare su questo punto significa anche stimolare una continua rigenerazione del personale politico promosso dal partito nelle competizioni elettorali, perché ossigenare i locali serve sempre a tonificare l’azione: il tetto ai mandati già previsto dal regolamento, va in questa direzione, le deroghe non possono diventare la regola!
Il 22 Novembre abbiamo celebrato i 10 anni dalla morte di Vito Scafidi per il crollo del controsoffitto della sua aula al Liceo Darwin di Rivoli. Già 10 anni! Ma non sono passati in vano: molta strada è stata fatta per rimettere al centro della agenda politica la scuola. Una scuola sicura e bella, una scuola che sappia custodire la vita e promuoverne la realizzazione attraverso la cultura. Il 22 Novembre è diventato per legge “Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole” a partire dalla​ proposta che Davide Mattiello e Umberto D’Ottavio hanno sostenuto nella passata Legislatura. Interventi per oltre 500 milioni di euro sono stati realizzati in Piemonte in questi ultimi cinque anni grazie all’impegno della Giunta guidata da Chiamparino. La scuola (dagli asili all’Università) è la infrastruttura più importante del Paese: dobbiamo continuare a lavorare perché questa affermazione sia sempre più tradotta nella realtà. Scuole sicure ed adeguate sono altrettanti presidi di tenuta sociale e di rigenerazione economica: si, perché con la cultura si mangia eccome!
L’Europa! 5Stelle e destra tirano su consenso alimentando il rigurgito pericoloso del nazionalismo, noi sappiamo che il futuro migliore passa soltanto attraverso una Europa unita e democratica che abbia la capacità di trasformare il più effervescente mercato del Mondo in una altrettanto effervescente res-pubblica in grado di rinegoziare le regole del capitalismo globale, rimettendo al centro la dignità del lavoro. Chiuderci in casa ci farà soltanto morire malamente. Il Piemonte ha una vocazione speciale quando si parla di Europa: è il cuore euro-mediterraneo per eccellenza. Il Piemonte è al tempo stesso terra di confini e quindi di passaggi e terra che alimenta capacità culturali ed imprenditoriali che si riverberano in tutta Europa: vale tanto per la tradizione manifatturiera, quanto per la qualità delle Università e delle produzioni alimentari. Facciamo del Piemonte una leva che aiuti l’Italia a tornare ad essere protagonista di questo futuro di pace e di integrazione, protagonista dell’Europa !
Si racconta che attorno alla metà dell’800 i mastri cioccolatieri piemontesi fossero a corto di cacao a causa dell’embargo imposto dai francesi alle navi inglesi. Epperò ai piemontesi il cioccolato piaceva assai e non erano disposti ad arrendersi. Dovendo fare di necessità virtù ad alcuni di quei maestri venne una idea geniale: mescolare il cacao con la pasta ricavata dalla nocciola dolce del Piemonte. Nacque così la pasta di Gianduja e da quella i Giandujotti: una straordinaria manifestazione di resilienza!
Di fronte alle sfide che abbiamo davanti abbiamo bisogno di quella stessa capacità di resilienza
creativa che non si arrocca impaurita ma inventa l’inaudito.
Avanti, caro Paolo!

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Davide Mattiello
Diego Sarno
Riccardo Brezza
Andrea Sacco
Elena Lumetta
Claudio Bethaz
Fabio Piazza
Leonardo idili
Marina Formento
Mimmo Vitale
Luigi Bertolotti
Antonio Pontari
Tony Damouni
Roberto Camandona
Alda Bellato
Lina Lotesto
Lionel Lingua
Daniele Volpatto
Natascia Molino
Alice De Ambrogi
Emanuele Vitale
Donato Migliori
Claudio Melis
Lucia Ferrante
Leo Di Crescenzo
Tommaso Rettegno
Enzo Cascini
Simone Marchiori
Marco Stranisci

Domandare è lecito alla presidenza della Commissione Antimafia. Rispondere, un dovere morale e politico.

La morra cinese

Si è composta la presidenza della Commissione parlamentare Antimafia, vorrei dire “finalmente”, ma non me la sento, perché l’esito è inquietante e non basta riempire un vuoto istituzionale purchessia per cantare vittoria. Anzi.
Il presidente è il Senatore 5Stelle Morra che nella scorsa Legislatura, pur essendo già Senatore, non faceva parte della Commissione Antimafia. Vice presidenti: Jole Santelli, coordinatrice di Forza Italia in Calabria, fedelissima, come lei stessa ha recentemente e fieramente ribadito, di Silvio Berlusconi e Christian Solinas, del Partito Sardo d’Azione, molto legato a Salvini, che infatti lo sponsorizza alla Presidenza della Sardegna, noto alle cronache per aver vantato una Laurea patacca, in stile Trota.
Segretari di Commissione: Wanda Ferro, calabrese, legata a Berlusconi anche se recentemente passata a Fratelli d’Italia e Gianni Tonelli, leader del SAP (Sindacato di destra della Polizia) eletto grazie a Salvini, noto per le sue posizioni, diciamo “crude”, su Cucchi e altri drammi simili.
Quindi: Movimento 5 Stelle 1, Destra 4. Di cui 2 chiaramente legati a Berlusconi e due a Salvini (che è a sua volta legato a Berlusconi per diverse faccende). Centro Sinistra: non pervenuto.
Tralascio ogni considerazione di natura politica su un esito che pare molto simile a quello che ha portato alla elezione dei presidenti di Camera e Senato e che rende plastica la sopravvissuta centralità di Berlusconi nella scena politica italiana, ovvero: nessuna di soluzione di continuità tra il sistema di potere che si è imposto in Italia nella stagione ’92-’94 e quello che la governa oggi, con buona pace dei 5Stelle.
L’elezione di Salvini nel collegio di Reggio Calabria grazie soprattutto all’impegno di Scopelliti, resta per me il segno più evidente di questa continuità infausta.

 

Mi soffermo invece su alcune domande che rivolgo al Presidente Morra.
L’attuale maggioranza ha approvato una modifica al Codice Antimafia, che prevede la possibilità di vendere all’asta ai privati i beni confiscati alla mafia. Mai prima d’ora in questo modo. Questa possibilità, formalmente presentata come estrema ratio, diventerà molto probabilmente la norma nella prassi applicativa: sarà molto più comodo infatti lasciar spirare i termini di 90-180 giorni entro i quali devono manifestarsi le disponibilità di soggetti istituzionali o sociali a gestire il bene confiscato, prendere atto dell’assenza di proposte e mettere all’asta. La modalità con la quale si realizzerà il meccanismo di vendita nulla potrà contro i prestanome dei mafiosi, che avranno buon gioco a riprendersi i beni immobili ed aziendali, mantenendo saldo il potere e il prestigio sul territorio.
Cosa Pensa il Presidente di questa norma?

 

Il Parlamento ha finalmente ratificato il Trattato di cooperazione giudiziaria e di estradizione con gli Emirati Arabi, un lavoro lungo e complicato cominciato su sollecitazione nostra nel 2014, portato avanti dal Ministro Orlando e perfezionato in finale di XVII Legislatura. Un Trattato fondamentale per evitare che gli Emirati Arabi continuino ad essere il paradiso dei latitanti italiani e tra questi di uno in particolare: Amedeo Matacena. Già deputato di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, protagonista della prima stagione di Forza Italia in Calabria, della cui latitanza i magistrati reggini si occupano traendo spunto dalle carte di una delle più importanti inchieste della DDA di Reggio Calabria, Breakfast, che riguarda l’intreccio di interessi e relazioni tra estrema destra (alludo a Guaglianone già tesoriere dei NAR), ‘ndranghetapersonaggi della Lega Nord, ai vertici del sistema fino a pochi anni fa (alludo a Mafrici e Belsito) e lambisce personalità di spicco come Scajola (già Ministro dell’Interno, attualmente Sindaco di Imperia).
Cosa intende fare il Presidente Morra per sollecitare l’applicazione del Trattato ed in particolare l’estradizione di Amedeo Matacena?

 

Il Parlamento ha finalmente a disposizione alcune sentenze di fondamentale importanza per fare luce sul quello che è il nodo irrisolto del rapporto Stato mafia in Italia: la stagione 1989-1994. A cominciare da quella ormai definitiva (2014), che ha condannato Marcello Dell’Utri come concorrente esterno di Cosa Nostra, fino a quelle di primo grado dei processi “Trattativa” e “Borsellino quater”, le cui motivazioni ormai depositate servono eccome a comporre il puzzle delle relazioni politiche, economiche e criminali che hanno fatto la storia di quegli anni e che in gran parte continuano a farla anche oggi. La responsabilità penale pretende il terzo grado di giudizio, quella politica un po’ di coraggio.
Cosa intende fare il Presidente Morra su questo punto?

 

Sta per iniziare uno dei processi più dolorosi, legato a quello che è stato definito dalla magistratura giudicante “il più grave depistaggio della storia repubblicana”: il processo che vede imputati tre funzionari di polizia (Bo, Mattei e Ribaudo) per la vicenda Scarantino. Sarebbe di fondamentale importanza, come più volte chiesto anche da Fiammetta Borsellino, che i tre dicessero tutto quello che sanno una volta per tutte (come potrebbe ancora fare Contrada). Rompendo una subdola forma di omertà che pare essere più resistente ancora di quella interna alla mafia: quella determinata dall’appartenenza agli apparati di sicurezza. Come ha recentemente deciso di fare Francesco Tedesco, il carabiniere testimone del pestaggio subito da Stefano Cucchi. Noi crediamo che sia da incoraggiare questo sforzo, perché “eroe” è chi punta il dito e fa i nomi, non chi sta zitto per paura e convenienza.
Il Presidente intende prendere una posizione su questo punto, sostenendo scelte di questo tipo?

Torino, 22/11/18
Davide Mattiello
Presidente della Fondazione Benvenuti in Italia
Deputato nella XVII Legislatura

 

#22novembre2018: un giardino per Vito

Torino avrà un Giardino dedicato a Vito Scafidi!

Appuntamento il 22 novembre alle 9,30 davanti al Primo Liceo Artistico. Marceremo fino in piazza Chiaves dove inaugureremo un giardino per Vito

Il 22 novembre di dieci anni fa al liceo Darwin di Rivoli crollava un controsoffitto. Sotto le macerie, calcinacci e tubi di ghisa abbandonati per anni là sopra restava Vito Scafidi, un giovane di appena 17 anni.

Da allora Vito è diventato il simbolo della cultura della sicurezza. Un percorso che abbiamo accompagnato per anni, insieme alla sua famiglia. Il 22 di novembre è diventata “Giornata Nazionale per la sicurezza nelle scuole”, un giorno per ricordare, ragionare e agire affinchè le scuole siano luoghi sicuri.

Dalla polvere sollevata da quel crollo, quindi, è nata una nuova consapevolezza. Una consapevolezza che abbiamo seminato e fatto crescere negli scorsi anni.

Il 22 novembre 2018 a Torino celebreremo la Giornata Nazionale per la sicurezza nelle scuole con l’intitolazione di un giardino che porterà il nome di Vito Scafidi. Un giardino, un luogo bello e di vita, come  vogliamo sia la scuola: bella e sicura, dove costruire il proprio futuro.

Ti aspettiamo alle 9,30 davanti al Primo Liceo Artistico in via Giulio Carcano 31, a Torino. Marceremo insieme fino in Piazza Chiaves, dove sarà inaugurato un giardino per Vito.

#lascuolasicura

Il Piemonte? Connesso, ricco di opportunità e bello da vivere

Sabato 20 ottobre con la Fondazione Benvenuti in Italia abbiamo dato il via alla collaborazione con la Lista Monviso – Chiamparino per il Piemonte, in vista delle elezioni regionali 2019.

Durante la mattinata abbiamo discusso di infrastrutture con

Mario Giaccone, consigliere regionale e capogruppo Lista Monviso – Chiamparino per il Piemonte

Mario Villa, Istituto Nazionale di Urbanistica

Paolo Milanesio, ufficio stampa e portavoce dell’assessore regionale ai trasporti, infrastrutture e opere pubbliche

L’incontro è stato moderato da Camilla Cupelli, giornalista.

Buona Visione!

Il furore ideologico diventa un regalo ai boss

Fermatevi!

Il furore ideologico diventa un regalo ai boss.
Oggi va in Aula in Senato il “nuovo” articolo 416 ter promosso dal Sen. Giarrusso dei 5Stelle (candidato in pectore alla presidenza della Commissione Antimafia).
Basta leggere gli atti del Senato (la scheda tecnica e il parere della Prima Commissione) per accorgersi che approvarlo sarebbe disastroso:
– diventa diabolico dimostrare che chi accetta la promessa dei voti abbia consapevolezza di trattare con un condannato per 416 bis
– la “disponibilità a soddisfare bisogni ed interessi” è incostituzionale perchè viola il principio di tassatività della norma penale
– il ritorno all’equiparazione tra pene del 416 bis e pene del 416 ter è incostituzionale, perchè viola il principio di proporzionalità più volte richiamato da sentenze della Corte Costituzionale.
Faccio una proposta di buon senso: si voti il ritorno in Commissione e si apra una indagine conoscitiva sul funzionamento della norma attualmente vigente, si interroghi cioè la Cassazione su come venga o meno applicata la norma così come l’abbiamo riformata nella XVII Legislatura. Sarebbe poi altrettanto onorevole sollecitare la costituzione della Commissione Antimafia, che invece resta sospesa nel limbo, per acquisire un parere pure dalla Commisione che più di ogni altra dovrebbe fare questo lavoro.
Talvolta la prudenza è più rivoluzionaria del furore!

Trattato di cooperazione giudiziaria Italia-Emirati. Approvato!

Il Senato della Repubblica ha approvato il trattato. Ora i latitanti italiani negli Emirati potranno essere rimpatriati ed assicurati alla giustizia

Questa mattina il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato il trattato di cooperazione giudiziaria ed estradizione tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti, colmando un vuoto che fino a oggi aveva impedito alla giustizia di fare il suo corso. Per lungo tempo, infatti, gli Emirati Arabi hanno rappresentato una vera e propria zona franca per molti condannati o indagati italiani che si sono sottratti alla giustizia, volando impunemente nello Stato Emiratino. Non essendo presente un trattato di estradizione e cooperazione giudiziaria tra i due Paesi, infatti, essi potevano godere di una libertà incondizionata, non potendo essere rimpatriati.

Almeno  9 soggetti ricercati dalle autorità giudiziarie italiane – condannati o rinviati a giudizio per reati come l’associazione mafiosa, il concorso esterno, il narcotraffico, il riciclaggio e la frode fiscale – si trovano tra Dubai e Abu Dhabi e da oggi l’Italia potrà chiederne ufficialmente l’estradizione. Tra di loro spiccano i nomi noti di Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e il cognato di Gianfranco Fini, Giancarlo Tulliani, accusato di riciclaggio.

Il voto di questa mattina chiude una battaglia cominciata ormai oltre 4 anni fa, in Commissione Parlamentare Antimafia, che ebbe la prima significativa svolta quando l’ex Ministro Andrea Orlando volò negli Emirati Arabi per firmare il primo accordo di Cooperazione nel Settembre del 2015. Da allora il Trattato è rimasto prima arenato per alcuni rilievi mossi dal Quirinale sul punto della pena di morte a fronte di nuove e più stringenti norme europee nel frattempo intervenute e poi finalmente approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 febbraio 2018. Per risultare operativo, tuttavia, il trattato ha avuto bisogno del voto favorevole della Camera, avvenuto il 6 agosto 2018, e poi di quello del Senato, questa mattina.

La Fondazione Benvenuti in Italia ha sostenuto l’iter del provvedimento con attenzione. Prima attraverso il lavoro di Davide Mattiello, attuale presidente della Fondazione e Parlamentare della scorsa Legislatura, membro delle commissioni Giustizia e Antimafia. In seguito la Fondazione Benvenuti in Italia ha attivato la campagna “Stop latitanti: subito il trattato di cooperazione Italia-Emirati Arabi”, organizzando un mail bombing verso i presidenti di Camera e Senato per chiedere al più presto la calendarizzazione del trattato e mantenendo alta l’attenzione delle istituzioni e della società civile.

<<L’approvazione definitiva del trattato azzera finalmente un’area di impunità che per troppo tempo ha fatto il gioco dei criminali erodendo la credibilità delle Istituzioni. Un risultato che va dedicato a tutti quei magistrati e a quegli investigatori che con gravi sacrifici per se’ e per le proprie famiglie contrastano quotidianamente l’illegalità, ma anche a tutti quei cittadini per bene che si impegnano semplicemente a rispettare la legge>>  afferma Davide Mattiello.

Per maggiori informazioni:

Commissione Antimafia, ma vi pare normale?

Questa mattina ero a Roma, davanti Palazzo San Macuto, sede della Commissione Parlamentare Antimafia. La Commissione, essendo “speciale” necessita di essere istituita ad ogni legislatura. Attualmente la Commissione è stata quindi istituita, ma non ancora costituita.

Intanto il Ministro dell’Interno vuole intervenire sul Codice Antimafia con un Decreto Legge per permettere la vendita dei beni confiscati anche ai privati. Ma vi pare normale?