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Vittime di mafia, racket e usura: lo Stato non perda questa occasione, potrebbe essere l’ultima

La convergenza di interessi tra mafie, delinquenti ed emergenza Covid-19 è stata messa in evidenza ripetutamente in queste settimane. Bene!
L’urgenza di intervenire perché si eviti la saldatura tra imprenditori, famiglie in crisi e criminalità è stata riconosciuta. Bene!
Domani l’Italia comincerà a riaprire con prudenza e il Governo è impegnato a stabilire le priorità di intervento, quale migliore occasione per trasformare analisi allarmate e buoni propositi in fatti concreti?
Forse non è inutile ricordare ai cittadini italiani che già esistono leggi e strumenti per intervenire a sostegno delle vittime di usura, di racket, di mafia e dei reati intenzionali violenti. Questi strumenti fanno capo al Ministero dell’Interno e più precisamente a due Commissari che presiedono ciascuno un Comitato di Solidarietà: il Prefetto Anna Paola Porzio a capo di quello che interviene per le vittime di usura e racket, il Prefetto Raffaele Cannizzaro a capo di quello che interviene per le vittime di mafia e di reati violenti.
Bisogna aggiungere che non di rado le vittime in questione, avendo denunciato e avendo contribuito a indagini e processi, si sono esposte ad un rischio tale di vendetta da parte dei delinquenti da essere state inseriti in speciali programmi di protezione, molto rigorosi e spesso traumatici per l’intero nucleo famigliare, che producono ulteriori danni. Anche per questo “sotto insieme” di persone, che purtroppo verrebbe da chiamare di “eroi” come è abitudine chiamare medici ed infermieri di questi tempi, esistono già leggi e strumenti dedicati (il Prefetto Porzio ha per altro fatto parte proprio della Commissione Centrale che si occupa dei destini di queste famiglie).
Naturalmente tutti questi strumenti di sostegno hanno un costo: per questo dal 2011 esiste un Fondo Unificato di solidarietà al quale i due Commissari attingono, mentre altri sono i canali attraverso cui il Ministero e la Commissione Centrale fanno fronte alle esigenze dei Testimoni di Giustizia inseriti nei programmi di protezione.
Chi gestisce concretamente i soldi del Fondo? CONSAP, la concessionaria pubblica di servizi assicurati che è presieduta dal prof. Mauro Masi, che dal 2011 ne è amministratore delegato e dal 2014 anche presidente. CONSAP ha moltissime incombenze e sicuramente in questa fase dovrà gestire per conto dello Stato (a cui appartiene al 100%) molte urgenze scaturite dalla pandemia.
Ma è proprio qui che interviene la cultura politica di chi, sapendo di non poter fare tutto contemporaneamente, decide cosa fare prima e cosa fare dopo: cosa c’è di più politico?
Il Presidente del Consiglio Conte pare essersi dotato di un “Governo ad acta” per la gestione della così detta “FASE 2”, capitanato dal dott. Colao che starebbe elaborando il piano di ricostruzione dell’Italia confrontandosi, rigorosamente on line, con una quindicina di super esperti di stanza in mezzo Mondo.
Io non so in che rapporto stia questo “Governo ad acta” con il Governo votato dal Parlamento, io non so quindi se Colao si Confronterà anche con la Ministra Lamorgese. Io non so cosa il dott. Colao sappia di mafia, usura, racket e non so quanto conosca quelle leggi e quegli strumenti. Non sapendo, può ben darsi che la mia raccomandazione sia inutile e tuttavia: mi raccomando dott. Colao, l’Italia riapre se spezza concretamente la catena criminale che lega delinquenti e vittime. Noi italiani sappiamo come si fa (!) con buona pace di quello che scrivono sui giornali certi tedeschi, però bisogna che chi governa, in un modo o in un altro, si assuma la responsabilità di dettare le priorità. Nessun algoritmo potrà sottrarre la politica a questo compito e meno male.
Auguri sinceri di buon lavoro

Davide Mattiello
Consulente della Commissione parlamentare antimafia
Già deputato della XVII Legislatura, membro della Commissione parlamentare antimafia e presidente del Comitato vittime di mafia

Appunti di un consulente della Commissione parlamentare antimafia ai tempi del Covid-19

biografia

All’inizio sono stati Saviano, Caselli e Ciotti, poi altri autorevoli protagonisti del fronte anti mafia, i più recenti in ordine di tempo il Procuratore nazionale, Cafiero De Raho, e il capo della Polizia, Gabrielli, ad avvertire l’opinione pubblica che le mafie sono pronte, come sempre, ad approfittare della gestione emergenziale imposta dalla pandemia.

Provo a fare una lista (parziale!) di cose che dovremmo fare, prendendo sul serio questi fondati allarmi:
“le mafie sono pronte”, allora esistono! Ed esistono come fenomeno criminale speciale: permanente, capillare, capace di crossare tra economia criminale ed economia legale, capace di intercettare flussi di denaro pubblico e disagio sociale, capace di fondare il proprio potere sulla forza di intimidazione del vincolo associativo e sulla riserva di violenza. Allora bisogna smetterla subito di minare il così detto “doppio binario” che dota l’ordinamento italiano di strumenti specifici per contrastare un fenomeno simile (aiuta in tal senso anche una recente sentenza della Corte Costituzionale, la numero 57, relatore dott. Coraggio, che ribadisce la piena legittimità costituzionale delle interdittive antimafia).

Specializzazione e centralizzazione: i criteri fondanti della DNA e della DIA, pensate e fortemente volute da Falcone. C’è chi non ha mai digerito queste invenzioni, chi vorrebbe svuotarle di forza, se non abolirle eppure abbiamo tanto più bisogno ora di capacità di analisi “universale”, tempestiva, puntuale, digitale, che non patisca gelosie e tatticismi o più pericolosamente ancora superficialità ed inadeguatezze.

Carceri: non risolvere la questione del sovraffollamento, della qualità della vita all’interno degli istituti, non adeguare definitivamente le strutture alle esigenze del 41 bis, significa tradire la Costituzione, esporre gravemente il personale che nelle carceri lavora e offrire ai mafiosi pretesti per “fare la guerra e trattare la pace”.

Ribelli da sostenere: sono gli imprenditori che non cedono alla tentazione di affidarsi ai capitali mafiosi in tempi di crisi, sono i cittadini onesti che (magari lavorando dentro una PA) non si girano dall’altra parte e denunciano il malaffare, sono giovani e donne che intendono rompere con il clan ed iniziare una nuova vita, sono i soldati di mafia che girano le spalle all’organizzazione e scelgono la via della collaborazione. Gli strumenti normativi che colgono queste situazioni vanno tutti adeguati (talvolta inventati di sana pianta) e correttamente manutenuti (penso ai decreti attuativi della riforma dei Testimoni di Giustizia, penso a quelli attuativi della riforma del Codice Antimafia a sostegno della continuità occupazionale delle aziende sequestrate, penso alla così detta “terza via”… Penso agli strumenti a sostegno degli imprenditori che denunciano e che spesso si trasformano in un incubo). Altrimenti lo Stato non sarà credibile quando dirà: “Denunciate!”, quando dirà “Cambiate vita!”

Sanatoria subito per tutti i cittadini stranieri che vivono in condizione di irregolarità in Italia e che sono stati cacciati nell’invisibilità dai decreti voluti da Salvini: prima che il bisogno di braccia nelle nostre campagne saldi ancora di più criminalità e sfruttamento, lo Stato tenda una mano a questa umanità sul crinali e la tiri nel campo della legalità dove ci sono diritti e doveri per tutti. Nessun “padrone” può più esistere in una Repubblica fondata sul lavoro.

L’ho detto: sono appunti parziali, rimando alle riflessioni amare di Raffaele Cantone per l’ANAC e il ciclo degli appalti, rimando a quelle di Avviso Pubblico per il ruolo (oggi ancora più centrale!) dei Sindaci, rimando a quelle di LIBERA e a quelle della Rete dei Numeri Pari che saldano la questione della prevenzione/repressione criminale con quella ineludibile della giustizia sociale, della lotta alle diseguaglianze. Insomma, mentre il personale sanitario combatte e vince la battaglia contro la pandemia, il personale “anti-mafia” prepari una offensiva memorabile perchè questo 2020 non venga ricordato dagli storici come un maledetto periodo di nuova “accumulazione capitalista” delle mafie in Italia. Tra tutti, c’è almeno un uomo la cui memoria dovrebbe inchiodarci a questa responsabilità, era un Sindaco, gentile e caparbio si chiamava Marcello Torre (e chi non sa chi fosse, ne approfitti e lo scopra).

RICOMPORRE LE PARTI

 

Sono stato coinvolto da Luciano Violante nel progetto editoriale “RICOMPORRE LE PARTI:
FRATTURE E CONTINUITÀ NELLA STORIA DELLE ISTITUZIONI REPUBBLICANE” 
che oggi vede la luce (tra pochi giorni anche in forma cartacea). Una grande sfida che mi ha sorpreso e messo alla prova: perchè Violante mi ha chiesto di scrivere proprio il capitolo dedicato alle stragi del 1992. Perchè io? Considerando che Violante è stato uno dei protagonisti di quella stagione e che con altri altrettanto autorevoli ho avuto modo di collaborare in questi anni. Perchè io? Che non sono ne’ uno storico, ne’ un giornalista, ne’ un testimone. Confesso che mi sono sentito profondamente inadeguato. Ma poi ho accettato e l’ho fatto per senso del dovere e anche per riconoscenza verso chi mi ha aiutato a capire in questi 20 e più anni di militanza, perchè le parole scritte possono anche essere un testamento ed una promessa. Faremo del nostro meglio per continuare la liberazione.

 

#ONEurope: al via a Scandicci

Il 15 febbraio a Scandicci (FI) abbiamo aperto la via rivoluzionaria dell’agitazione popolare per la Repubblica d’Europa: abbiamo lanciato la nostra campagna #ONEurope. Same rights, one Republic. Unisciti a noi! Firma la petizione per chiedere al Parlamento Europeo di aprire una fase costituente e fare dell’Europa quella casa comune di cui abbiamo bisogno. Scarica la mozione per i Comuni affinchè si proclamino “Città per la Repubblica d’Europa”.

www.onedemos.eu

ONEurope: firma la petizione!

Siamo preoccupati della distanza con la quale le Istituzioni europee vengono percepite dai cittadini, come se la loro azione non avesse a che fare con la soluzione concreta dei problemi quotidiani, dal lavoro alla protezione sociale, dalla salubrità dell’ambiente alla domanda di giustizia.
Crediamo che questa impressione sia talvolta causata anche dalle Istituzioni europee stesse. Per esempio, importanti tentativi di riforma rimangono bloccati dal Consiglio Europeo, mentre l’UE non sempre ha una voce chiara e comune in politica estera.
Non sopportiamo l’idea di assistere impotenti a questa situazione che ha già creato il terreno per la nuova ondata nazionalista e per ostili pressioni esterne.
Per questo chiediamo che il Parlamento Europeo si pronunci sulla necessità di aprire una nuova fase costituente che metta al centro il Parlamento e i cittadini europei. Noi auspichiamo la trasformazione dell’Unione Europea in Repubblica d’Europa, una, federale, e democratica, capace di garantire uguali diritti ed uguali doveri a tutti i cittadini.
Crediamo che il momento sia propizio anche per la imminente apertura della Conferenza sul futuro della Unione Europea che si troverà ad affrontare anche la questione dell’assetto istituzionale
Chiediamo che su questa proposta il Parlamento possa esprimersi con una risoluzione.

ONEurope, Same Rights, One Republic

 

Parte il 15 febbraio a Scandicci (FI), la campagna “ONEurope. Same Rights, One Republic”, promossa da una rete europea di associazioni e di amministrazioni locali per trasformare l’Unione Europea in una Repubblica federale, fondata sull’uguaglianza dei diritti e dei doveri delle cittadine e dei cittadini europei.

Convinti che – nonostante il dilagare dei nazionalismi – un “demos” europeo esista già, i promotori della campagna considerano urgente aprire una fase costituente, per dotare l’UE di nuove istituzioni, basate sui principi repubblicani di uguaglianza e solidarietà.

«L’Unione Europea se non cambia muore: le troppe diseguaglianze interne, la possibilità di farsi concorrenza sleale tra Paesi membri, gli strappi continui ai principi fondamentali dello Stato di diritto da parte di alcuni, l’impotenza generale di fronte alla crisi ambientale, l’hanno minata alle fondamenta. Soltanto se faremo dell’UE una Repubblica federale fondata sull’uguaglianza di diritti e doveri, avremo la possibilità di vivere in pace e benessere, evitando il collasso» sottolinea Davide Mattiello, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia, fra i promotori della campagna, insieme ad ACMOS, EuropaNow!, European Democracy Lab e Consiglio italiano del Movimento Europeo, oltre alle Città di Scandicci e Ventotene.

La campagna “ONEurope. Same Rights, One Republic” si articola in due azioni:

– Una petizione dei cittadini indirizzata al Parlamento Europeo affinché esprima, con una risoluzione, la necessità di aprire al più presto una fase costituente. Nell’auspicio di trasformare l’Unione Europea in Repubblica d’Europa, una, federale, e democratica, capace di garantire uguali diritti (politici, economici, sociali, fiscali, culturali…) a tutti i cittadini.

Il momento è opportuno anche in considerazione dell’imminente apertura della Conferenza sul futuro della Unione Europea, che si troverà ad affrontare tra l’altro la questione dell’assetto istituzionale.

L’adesione simbolica di varie municipalità alla Repubblica d’Europa attraverso cartelli stradali posti sui propri confini territoriali con la dicitura “Città per la Repubblica d’Europa”. Tutti i Comuni europei interessati a partecipare all’iniziativa, potranno scaricare una versione della mozione elaborata dai promotori dal sito www.onedemos.eu, che sarà online a partire dal 15 febbraio.

«Scandicci sarà tra i primi Comuni per la Repubblica d’Europa, la proposta è stata presentata dalla maggioranza ed è già all’ordine del giorno del Consiglio Comunale» annuncia il Sindaco, Sandro Fallani. «Non è un semplice passaggio formale: il processo costitutivo di un’Europa dei diritti che sia identità vera per i propri cittadini non può che nascere dalle comunità locali, da un sentimento comune dei popoli. Siamo orgogliosi di promuovere per primi la fondazione di una Repubblica federale d’Europa, che rappresenti con voce forte e autorevole i valori fondativi di pace, libertà, dignità delle persone, giustizia, equità nel lavoro e democrazia. La mozione del Consiglio Comunale, assieme all’appuntamento del 15 febbraio, sono primi passi concreti e fondamentali di questo processo costitutivo.»

Il 15 febbraio a partire dalle 15,00, i promotori dell’iniziativa si ritroveranno nell’Auditorium di Scandicci per dare avvio alla campagna “ONEurope. Same Rights, One Republic”. A partire da quella data sarà possibile scaricare la mozione e firmare la petizione dal sito www.onedemos.eu.

«Non sarebbe stato possibile realizzare e sviluppare l’Unione Europea senza l’instancabile lavoro e l’impegno di cittadini entusiasti e determinati, che hanno perseguito e realizzato una visione comune» ha dichiarato per l’occasione, il presidente David Sassoli che ha concesso l’alto patrocinio del Parlamento Europeo. «Sono fermamente convinto della necessità di concentrarci su tale visione, specialmente in un’epoca in cui il populismo e le divisioni sembrano fare notizia ogni giorno. Ritengo che questo sia un importante avvenimento: l’Unione Europea non deve essere data per scontata.» Conclude Sassoli.

Interventi

Soggetti promotori:

Davide Mattiello, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia

Eric Jozsef, presidente di EuropaNow!

Virgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo

Diego Montemagno, presidente di ACMOS

Ulrike Guérot, direttrice di European Democracy Lab (in collegamento video)

Sandro Fallani, Sindaco di Scandicci (FI)

Gerardo Santomauro, Sindaco di Ventotene (LT)

Altri sostenitori dell’iniziativa:

Matteo Biffoni, presidente ANCI Toscana, Sindaco di Prato 

Simona Bonafè, deputata europea

Roger Casale, ex parlamentare laburista, fondatore di New Europeans

Abdullhai Ahmed, presidente di Generazione Ponte

Jorgen Fryednes, responsabile dell’isola di Utøya (Norvegia)

Simohamed Kaabour, presidente del CoNNGI

Modera

Raffaele Palumbo, giornalista

 

Scarica:

Relazioni internazionali del crimine mafioso

Venti anni fa l’ONU a Palermo dichiarava guerra a mafia e corruzione con una conferenza mondiale impegnativa. Oggi cosa resta di quello sforzo?

Chi vuole salvare la democrazia e la credibilità della politica tenga a mente che “anti-mafia” vuol dire libertà: libertà dalla paura (perché NON è vero che le mafie sparano di meno e corrompono di più. Sparano come prima, per regolare i conti interni e fanno tanta paura), vuol dire lavoro libero e dignitoso VS caporalato e tratta di esseri umani, vuol dire imprese libere dalla concorrenza sleale di chi fa i soldi con la droga e poi apre ristoranti e autosaloni, vuol dire politica libera dai voti offerti a pacchetti da chi poi soffoca l’interesse pubblico, vuol dire lavori pubblici fatti come si deve e non come conviene a chi deve farci la cresta, vuol dire informazione libera dalla intimidazioni temerarie di chi ha i soldi per permettersi anche un killer, vuol dire ambiente salvo dai veleni di chi sa soltanto fottersene, vuol dire meno gioco d’azzardo legale e più scuole sicure.

L’Italia purtroppo e per fortuna ha una missione: condividere con il Mondo l’immenso patrimonio di saperi ed eseprienza accumulato in decenni di sacrificio ed impegno, perché anche questo è un modo per essere “costruttori di pace”. Cosa hanno in comune Miroslav Marcek, l’assassino di Jan Kuciak e Martina Kusnirova, Amedeo Matacena, Ciccio Pakistan, Nicola Assisi, Rocco Morabito?

Le relazioni internazionali del crimine mafioso. Soldi, politica, violenza si muovono veloci e a livello planetario, lo Stato-nazione riesce a fare sempre meno. Serve l’Italia migliore al governo del Paese, serve che l’Unione Europea diventi un Repubblica federale, serve una nuova CONFERENZA ONU a Palermo 20 anni dopo (perché anche lì’ONU va salvata dalla furia nazionalista, che fa il gioco delle mafie)

Operazione Fenice: il commento di Mattiello, Sarno e Rossi

 

10 anni: iniziati con Minotauro e chiusi con Fenice, la scelta dei nomi delle inchieste forse è anche una provocazione a chi ancora si sbalordisce di fronte alla mafia come di fronte ad uno scherzo della natura, difronte ad un “mostro”. Purtroppo non c’è niente di eccezionale, le mafie sono parte del nostro Mondo e se non hanno più (per ora) le pretese che avevano qualche decennio fa è soltanto perchè Stato e cittadini hanno reagito con forza, anche inventando strumenti straordinari come la DNA e la DIA, le confische di prevenzione, il 416 bis e ter, il 41 bis, il 4 bis, le interdittive prefettizie, lo scioglimento dei Comuni (…). Cadere nella trappola di pensare che il pericolo sia passato e smantellare questi strumenti sarebbe demenziale: la resilienza di queste organizzazioni è formidabile, ci metterebbero poco a riprendere lo spazio che hanno perso.
Nel caso specifico “Rosso&C” bene ha fatto Domenico Rossi a proporre che la (finalmente!) costituita Commissione regionale Legalità (che il Presidente Cirio ha saggiamente detto di voler partecipare personalmente) faccia una dettagliata indagine interna su tutti gli atti riconducibili ai mesi in cui Rosso è stato Assessore, per capire se davvero lo scambio scellerato si è esaurito con la campagna elettorale oppure no. Una specie di “auto-commissione di accesso” visto che la procedura prevista per lo scioglimento degli Enti locali per condizionamento mafioso NON è applicabile alle Regioni.
Resta poi la questione generale di come si possano prevenire situazioni come queste, tenendo presente che molti strumenti di certificazione e monitoraggio esistono già, codici di comportamento pure (il PD è l’unico partito ad oggi in Italia ad aver messo in Statuto il Codice di comportamento Antimafia deliberato dalla Commissione parlamentare Antimafia) e tenendo presente che la nostra è una democrazia fondata sulla LIBERTA’ DELL’INDIVIDUO, sulla presunzione di innocenza e sui diritti civili e politici di esercizio della sovranità popolare che discendono tutti dalla Costituzione.
Mica si può imporre ai candidati il braccialetto elettronico per monitorare i loro spostamenti e farli seguire da un drone per filmare gli incontri: chiaro?!
Sono 2 i “pedali” su cui si può spingere per prevenire:
– Il primo è quello della informazione, della documentazione, della formazione permanente del personale politico/amministrativo (come fanno Avviso Pubblico e Libera o Università come quelle di Torino e Milano) per INVERTIRE L’ONERE DELLA PROVA: io ti informo di chi c’è sul territorio, di come si muove e di quali rischi si corrono, tu-politico vedi come fare tesoro di queste informazioni. Come si dice: uomo avvisato…
Anche questo primo “pedale” potrebbe essere più che bene spinto dalla Commissione regionale (finalmente!) costituita.
Qualche altra buona idea di riforma c’è nella relazione finale della Commissione parlamentare Antimafia della XVII Leg e a quella rimando.
– Il secondo “pedale” sta tutto in capo ai partiti: selezionare personale INAVVICINABILE, personale che non solo sia leale alle legge e al patto sociale, ma che APPAIA anche tale: per il percorso, per le frequentazioni. Questa è la lezione che ci lascia Bruno Caccia, procuratore di Torino, che appariva ed era così INAVVICINABILE che dovettero ucciderlo, tanto era chiaro che non ci si sarebbe potuti accordare.
Infine si potrebbe anche pensare che quando una tornata elettorale è stata avvelenata dai voti della mafia, tanti o pochi che siano, determinanti o meno per la vittoria, l’unica cosa adeguata da fare è annullare tutto e tornare a votare, aggiungo che sarebbe buono che ciò avvenisse con una decisione presa da tutte le forze politiche, assumendole tutte offese da quanto accaduto: sarebbe un modo per manifestare plasticamente che i voti mafiosi fanno schifo e sono assolutamente SCONVENIENTI, non soltanto sul piano penale ma anche politico. In questo senso faccio mie le parole di Diego Sarno e Marco Grimaldi che hanno proposto di tornare al voto.
La Fenice ha appena dispiegato le ali e sono convinto che ci saranno delle novità e magari scopriremo che alle Regionali del 2019 anche altri candidati hanno cercato l’accordo osceno con la mafia.

Da cittadino ringrazio Giunta e Consiglio regionale per la compostezza e l’attenzione manifestato durante le ore del dibattito, per chi ha avuto l’onore di praticare Montecitorio, una bella novità!

Non si delegittimi un’intera forza sociale

Antimafia: Mattiello (Pd), non si delegittimi un’intera forza sociale 

(AGI) – Roma, 20 nov. – <<So di avere commesso degli errori
durante il mio mandato, ma rivendico l’onesta’ intellettuale e
la passione politica con le quali ho cercato di affrontarli e
di risolverli. Credo che la critica, anche severa, sia ossigeno
e sono grato a tanti giornalisti che non l’hanno risparmiata,
stimolando ripensamenti e correzioni. Credo invece che abbia
tutt’altro significato il comportamento di chi a partire da
errori veri o presunti cerchi di delegittimare una vita intera
ed una intera forza sociale. A chi giovi questo ‘sparare ad
alzo zero’ credo sia evidente a tutti>>. Lo ha affermato Davide
Mattiello, ex deputato del Pd, in un’audizione alla Commissione
Antimafia, di cui fu componente nella passata legislatura.
Mattiello è Presidente della Fondazione Benvenuti in Italia ed
e’ stato membro dell’Ufficio di Presidenza di Libera.(AGI)

 

Antimafia: Mattiello (Pd), non si delegittimi un’intera forza sociale (2)

(AGI) – Roma, 20 nov. – Mattiello replica alle accuse di
Bolzoni: “Bolzoni lo spiego’ molto chiaramente nel suo
intervento in questa Commissione: da deputato componente della
Commissione Antimafia sarei stato attivissimo sul mille fronti
inutili! Tipici di uno che ad essere gentili, non ci capisce
proprio niente di mafia. Bolzoni dice che mi sarei occupato di
“mafia caucasica” e persino di “gatti neri” pur di non
occuparmi di cio’ che, secondo il Bolzoni era ed e’ l’unica
cosa importante di cui occuparsi: il caso Montante. Vediamo un
po’, quali sono stati almeno alcuni di questi “gatti neri” di
cui mi sono occupato nella scorsa Legislatura. Mi sono occupato
dell’omicidio di Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio
commesso il 5 Agosto del 1989 e rimasto ad oggi senza verita’.
L’ho fatto interloquendo formalmente con l’allora
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai
Servizi Segreti, Minniti, cercando e ottenendo informazioni su
una delle questioni piu’ controverse: il segreto di Stato
calato su questa vicenda. Ho continuato ad occuparmene fino
all’estate del 2017 quanto improvvisamente moriva in Calabria
uno dei personaggi piu’ discussi in tutta questa storia, l’ex
agente di Polizia Giovanni Aiello, chiedendo formalmente che
questa Commissione acquisisse tutta la documentazione relativa
al suo decesso. Cosa che e’ avvenuta per altro. Mi sono
occupato del tentativo di delegittimare l’allora Questore di
Latina, il dott. De Matteis, una persona per bene, con la
schiena diritta, che aveva avuto il grande merito di non
guardare in faccia a nessuno in un contesto difficile,
pericoloso nel quale le collusioni tra criminalita’
organizzata, politica ed Istituzioni si sarebbero di li’ a poco
rivelate in tutta la loro concretezza e gravita’. Mi sono
occupato della latitanza di Amedeo Matacena, gia’ deputato,
condannano in via definitiva per concorso esterno, che
dall’Agosto del 2014 si trova, fino a prova contraria, negli
Emirati Arabi. Cio’ ha significato, tra l’altro, scoprire che
l’Italia che mantiene da tempo eccellenti rapporti di scambio
con gli Emirati non aveva un Trattato di Cooperazione
giudiziaria e di estradizione con quel Paese, il che mi ha
indotto a fare tutto il possibile perche’ questa situazione
fosse sanata. Questo sforzo, che ha trovato via, via un’ampia
convergenza di volonta’ politiche ha prodotto il risultato che
voi conoscete bene. Mi sono occupato, come presidente del V
Comitato di questa Commissione, di elaborare la proposta di
riforma del sistema di protezione dei Testimoni di Giustizia,
che il Parlamento ha approvato all’unanimita’ nel Gennaio del
2018. Mi sono battuto perche’ nella riforma del Codice
Antimafia, della quale sono stato relatore per la maggioranza
alla Camera, il cosi’ detto “protocollo Antoci” diventasse
legge dello Stato. Cosa che e’ avvenuta con il voto finale del
Settembre del 2017. Ho ripetutamente interpellato il Governo
sul nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, al tempo
incompiuto, ritenendo che fosse insopportabile la collocazione
degli Uffici giudiziari all’interno del CEDIR: lei presidente
sapra’ senz’altro che per accedere alle stanze della DDA si
deve attraversare una batteria di bagni. Non proprio un
messaggio edificante. Significa occuparsi di “gatti neri”
pretendere verita’ anche sui fatti di quella stagione dolorosa
che va dal 1989 al 1994? Io credo di no e questo non significa
rimanere appiccicati alle stragi, con la testa rivolta al
passato senza capire niente di quel che e’ successo dopo”.(AGI)

 

 

Audito dalla commissione antimafia, rispondo alle accuse del sig. Bolzoni

 

Grazie Presidente,

grazie non soltanto per avermi dato ora la parola ma soprattutto perché fin dalla sera del 22 Ottobre quando il sig. Bolzoni mosse contro di me le accuse alle quali oggi posso replicare, lei precisò subito nel suo intervento che avrei avuto questa facoltà.

Le accuse rivolte a me personalmente sono certo spiacevoli, ma se fosse soltanto questo il punto, forse non varrebbe nemmeno la pena di impegnare una Istituzione parlamentare così importante come questa, della quale sono onorato di aver fatto parte come deputato nella passata Legislatura e della quale mi onoro di far parte come consulente in questa XVIII Legislatura

Credo però che reagire alle accuse mosse dal sig. Bolzoni impegnando questa Commissione abbia un senso perché queste accuse mosse contro di me, sono un segmento all’interno di una articolazione di accuse mosse contro un intero movimento, che è stato ripetutamente accusato di essere culturalmente inadeguato e più gravemente ancora di essere conformista, quando non proprio accucciato ai piedi del potere, perché da questo alimentato attraverso contributi e benemerenze.

E allora spero che replicando per quel che mi riguarda io possa anche contribuire ad una reazione più generale, di chi, pur consapevole dei propri limiti, non rinuncia alla dignità di un impegno che ha segnato in maniera irreversibile tante e tante vite

Andiamo con ordine

Il sig. Bolzoni mi accusa di aver mandato un “messaggio”, non si capisce di che natura, forse addirittura intimidatorio, per aver postato su FB un video di 18 secondi nel quale presentavo un personaggio di fantasia: il “Commissario Zolfoni”

In questo personaggio il sig. Bolzoni si sarebbe riconosciuto.
Confesso presidente: il sig. Bolzoni ci ha visto bene. Ho creato quel personaggio, ispirandomi a lui e alla sua straordinaria capacità investigativa.
Ho inteso mandare un messaggio con quel video?
Confesso per la seconda volta, Presidente: sì, indubbiamente.
Quale messaggio? Che non avrei più taciuto, non avrei più sopportato in silenzio gli attacchi infamanti che continuavo a ricevere.
Pensai allora di rispondere realizzando una vera e propria sceneggiatura teatrale.
Sì: una sceneggiatura teatrale. Vede presidente io sono prima di tutto un mangia fuoco, nella mia vita precedente ho attraversato in lungo ed in largo il Paese facendo teatro di strada, facendo il “cunta-storie”, idealmente allievo di Augusto Boal, Paulo Freire e Danilo Dolci, e così avevo pensato di rispolverare le mie qualità e la mia attrezzatura e di rispondere con il teatro a quegli insulti. Mi sembrava infatti eccesivo scomodare la magistratura.

Quali insulti?
Gli attacchi ingiuriosi del sig. Bolzoni hanno, almeno in forma pubblica e scritta, una data di avvio: l’articolo comparso su La Repubblica il 19 Ottobre del 2013, quindi primi mesi della XVII Legislatura con la Commissione Antimafia che era stata appena costituita, nel quale venivo definito un “CALABRAGHE” e un “FURBACCHIONE”, invece nel libro dedicato al caso Montante, uscito nel Marzo 2019, accusandomi di un imbarazzato silenzio sulla vicenda Montante, il sig. Bolzoni non si limitava a scrivere che me ne ero stato zitto, che ero rimasto muto… ma che me ne ero restato “MUTOLO”, evocando così in maniera evidente un celebre collaboratore di giustizia.
Se noi sommiamo il concetto di “CALABRAGHE” il concetto di “FURBACCHIONE” ed il concetto “MUTOLO”, otterremo qualcosa di simile ad un terribile… “INFAMONE VENDUTO”.
Quindi io sarei un “INFAMONE VENDUTO”.

E per quale motivo sarei un “INFAMONE VENDUTO”?
Il sig. Bolzoni lo spiega molto chiaramente nel suo intervento in questa Commissione: da deputato componente della Commissione Antimafia sarei stato attivissimo sul mille fronti… INUTILI! Tipici di uno che ad essere gentili, non ci capisce proprio niente di mafia.
Infatti il sig. Bolzoni dice che mi sarei occupato di “mafia caucasica” e persino di “gatti neri” pur di non occuparmi di ciò che, secondo il sig. Bolzoni era ed è l’unica cosa importante di cui occuparsi: il caso Montante.

Vediamo un po’, quali sono stati almeno alcuni di questi “gatti neri” di cui mi sono occupato nella scorsa Legislatura:
Mi sono occupato dell’omicidio di Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio commesso il 5 Agosto del 1989 e rimasto ad oggi senza verità. L’ho fatto interloquendo formalmente con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi Segreti, Minniti, cercando e ottenendo informazioni su una delle questioni più controverse: il segreto di Stato calato su questa vicenda. Ho continuato ad occuparmene fino all’estate del 2017 quanto improvvisamente moriva in Calabria uno dei personaggi più discussi in tutta questa storia, l’ex agente di Polizia Giovanni Aiello, chiedendo formalmente che questa Commissione acquisisse tutta la documentazione relativa al suo decesso. Cosa che è avvenuta per altro.
Mi sono occupato del tentativo di delegittimare l’allora Questore di Latina, il dott. De Matteis, una persona per bene, con la schiena diritta, che aveva avuto il grande merito di non guardare in faccia a nessuno in un contesto difficile, pericoloso nel quale le collusioni tra criminalità organizzata, politica ed Istituzioni si sarebbero di lì a poco rivelate in tutta la loro concretezza e gravità
Mi sono occupato della latitanza di Amedeo Matacena, già deputato, condannano in via definitiva per concorso esterno, che dall’Agosto del 2014 si trova, fino a prova contraria, negli Emirati Arabi. Ciò ha significato, tra l’altro, scoprire che l’Italia che mantiene da tempo eccellenti rapporti di scambio con gli Emirati non aveva un Trattato di Cooperazione giudiziaria e di estradizione con quel Paese, il che mi ha indotto a fare tutto il possibile perché questa situazione fosse sanata. Questo sforzo, che ha trovato via, via un’ampia convergenza di volontà politiche ha prodotto il risultato che voi conoscete bene
Mi sono occupato, come presidente del V Comitato di questa Commissione, di elaborare la proposta di riforma del sistema di protezione dei Testimoni di Giustizia, che il Parlamento ha approvato all’unanimità nel Gennaio del 2018
Mi sono battuto perché nella riforma del Codice Antimafia, della quale sono stato relatore per la maggioranza alla Camera, il così detto “protocollo Antoci” diventasse legge dello Stato. Cosa che è avvenuta con il voto finale del Settembre del 2017
Ho ripetutamente interpellato il Governo sul nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, al tempo incompiuto, ritenendo che fosse insopportabile la collocazione degli Uffici giudiziari all’interno del CEDIR: lei presidente saprà senz’altro che per accedere alle stanze della DDA si deve attraversare una batteria di bagni. Non proprio un messaggio edificante.

Sono “gatti neri” o è “mafia caucasica”?

Significa occuparsi di “gatti neri” pretendere verità anche sui fatti di quella stagione dolorosa che va dal 1989 al 1994? Io credo di no e questo non significa rimanere appiccicati alle stragi, con la testa rivolta al passato senza capire niente di quel che è successo dopo.
Significa piuttosto rispettare un impegno di solidarietà con i familiari di quelle vittime, perché la loro pena non conosce prescrizione e nemmeno la loro esigenza di giustizia.
Significa seguire i fili che partono da quella stagione ed arrivano fino al nostro presente condizionando attualmente la qualità della democrazia in Italia: come altrimenti si spiegherebbe la perdurante latitanza di Messina Denaro. Cosa ci dicono infatti su questo punto le carte di processi come Gotha, Breakfast e ‘Ndrangheta stragista che si stanno celebrando a Reggio Calabria? Sono processi meno importanti di quello a Montante? E cosa sta emergendo dal nuovo processo ai mandanti della strage di Pizzo Lungo del 2 Aprile 1985, che si sta celebrando a Caltanissetta?
Significa confrontarsi eccome con l’ipotesi che la mafia oggi sia anche qualcosa di molto diverso nelle forme, anche se profondamente identico nel genoma: per questo mi sono occupato di una inchiesta, quella sì sprofondata nel silenzio, l’inchiesta sui fratelli Occhionero, accusati di spionaggio informatico, se non sbaglio questa Commissione ha sentito recentemente il dott. Di Legami ma su altro.

Sono “gatti neri” o è “mafia caucasica”?

In conclusione presidente, io so di avere commesso degli ERRORI durante il mio mandato, ma rivendico l’onestà intellettuale e la passione politica con le quali ho cercato di affrontarli e di risolverli. Credo che la critica, anche severa, sia ossigeno e sono grato a tanti giornalisti che non l’hanno risparmiata, stimolando ripensamenti e correzioni. Credo invece che abbia tutt’altro significato il comportamento di chi a partire da errori veri o presunti cerchi di delegittimare una vita intera ed una intera forza sociale. A chi giovi questo “sparare ad alzo zero” credo sia evidente a tutti

Grazie Presidente

Guarda il video dell’audizione a questo link => https://webtv.camera.it/evento/15441