Non si delegittimi un’intera forza sociale

Antimafia: Mattiello (Pd), non si delegittimi un’intera forza sociale 

(AGI) – Roma, 20 nov. – <<So di avere commesso degli errori
durante il mio mandato, ma rivendico l’onesta’ intellettuale e
la passione politica con le quali ho cercato di affrontarli e
di risolverli. Credo che la critica, anche severa, sia ossigeno
e sono grato a tanti giornalisti che non l’hanno risparmiata,
stimolando ripensamenti e correzioni. Credo invece che abbia
tutt’altro significato il comportamento di chi a partire da
errori veri o presunti cerchi di delegittimare una vita intera
ed una intera forza sociale. A chi giovi questo ‘sparare ad
alzo zero’ credo sia evidente a tutti>>. Lo ha affermato Davide
Mattiello, ex deputato del Pd, in un’audizione alla Commissione
Antimafia, di cui fu componente nella passata legislatura.
Mattiello è Presidente della Fondazione Benvenuti in Italia ed
e’ stato membro dell’Ufficio di Presidenza di Libera.(AGI)

 

Antimafia: Mattiello (Pd), non si delegittimi un’intera forza sociale (2)

(AGI) – Roma, 20 nov. – Mattiello replica alle accuse di
Bolzoni: “Bolzoni lo spiego’ molto chiaramente nel suo
intervento in questa Commissione: da deputato componente della
Commissione Antimafia sarei stato attivissimo sul mille fronti
inutili! Tipici di uno che ad essere gentili, non ci capisce
proprio niente di mafia. Bolzoni dice che mi sarei occupato di
“mafia caucasica” e persino di “gatti neri” pur di non
occuparmi di cio’ che, secondo il Bolzoni era ed e’ l’unica
cosa importante di cui occuparsi: il caso Montante. Vediamo un
po’, quali sono stati almeno alcuni di questi “gatti neri” di
cui mi sono occupato nella scorsa Legislatura. Mi sono occupato
dell’omicidio di Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio
commesso il 5 Agosto del 1989 e rimasto ad oggi senza verita’.
L’ho fatto interloquendo formalmente con l’allora
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai
Servizi Segreti, Minniti, cercando e ottenendo informazioni su
una delle questioni piu’ controverse: il segreto di Stato
calato su questa vicenda. Ho continuato ad occuparmene fino
all’estate del 2017 quanto improvvisamente moriva in Calabria
uno dei personaggi piu’ discussi in tutta questa storia, l’ex
agente di Polizia Giovanni Aiello, chiedendo formalmente che
questa Commissione acquisisse tutta la documentazione relativa
al suo decesso. Cosa che e’ avvenuta per altro. Mi sono
occupato del tentativo di delegittimare l’allora Questore di
Latina, il dott. De Matteis, una persona per bene, con la
schiena diritta, che aveva avuto il grande merito di non
guardare in faccia a nessuno in un contesto difficile,
pericoloso nel quale le collusioni tra criminalita’
organizzata, politica ed Istituzioni si sarebbero di li’ a poco
rivelate in tutta la loro concretezza e gravita’. Mi sono
occupato della latitanza di Amedeo Matacena, gia’ deputato,
condannano in via definitiva per concorso esterno, che
dall’Agosto del 2014 si trova, fino a prova contraria, negli
Emirati Arabi. Cio’ ha significato, tra l’altro, scoprire che
l’Italia che mantiene da tempo eccellenti rapporti di scambio
con gli Emirati non aveva un Trattato di Cooperazione
giudiziaria e di estradizione con quel Paese, il che mi ha
indotto a fare tutto il possibile perche’ questa situazione
fosse sanata. Questo sforzo, che ha trovato via, via un’ampia
convergenza di volonta’ politiche ha prodotto il risultato che
voi conoscete bene. Mi sono occupato, come presidente del V
Comitato di questa Commissione, di elaborare la proposta di
riforma del sistema di protezione dei Testimoni di Giustizia,
che il Parlamento ha approvato all’unanimita’ nel Gennaio del
2018. Mi sono battuto perche’ nella riforma del Codice
Antimafia, della quale sono stato relatore per la maggioranza
alla Camera, il cosi’ detto “protocollo Antoci” diventasse
legge dello Stato. Cosa che e’ avvenuta con il voto finale del
Settembre del 2017. Ho ripetutamente interpellato il Governo
sul nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, al tempo
incompiuto, ritenendo che fosse insopportabile la collocazione
degli Uffici giudiziari all’interno del CEDIR: lei presidente
sapra’ senz’altro che per accedere alle stanze della DDA si
deve attraversare una batteria di bagni. Non proprio un
messaggio edificante. Significa occuparsi di “gatti neri”
pretendere verita’ anche sui fatti di quella stagione dolorosa
che va dal 1989 al 1994? Io credo di no e questo non significa
rimanere appiccicati alle stragi, con la testa rivolta al
passato senza capire niente di quel che e’ successo dopo”.(AGI)

 

 

Audito dalla commissione antimafia, rispondo alle accuse del sig. Bolzoni

 

Grazie Presidente,

grazie non soltanto per avermi dato ora la parola ma soprattutto perché fin dalla sera del 22 Ottobre quando il sig. Bolzoni mosse contro di me le accuse alle quali oggi posso replicare, lei precisò subito nel suo intervento che avrei avuto questa facoltà.

Le accuse rivolte a me personalmente sono certo spiacevoli, ma se fosse soltanto questo il punto, forse non varrebbe nemmeno la pena di impegnare una Istituzione parlamentare così importante come questa, della quale sono onorato di aver fatto parte come deputato nella passata Legislatura e della quale mi onoro di far parte come consulente in questa XVIII Legislatura

Credo però che reagire alle accuse mosse dal sig. Bolzoni impegnando questa Commissione abbia un senso perché queste accuse mosse contro di me, sono un segmento all’interno di una articolazione di accuse mosse contro un intero movimento, che è stato ripetutamente accusato di essere culturalmente inadeguato e più gravemente ancora di essere conformista, quando non proprio accucciato ai piedi del potere, perché da questo alimentato attraverso contributi e benemerenze.

E allora spero che replicando per quel che mi riguarda io possa anche contribuire ad una reazione più generale, di chi, pur consapevole dei propri limiti, non rinuncia alla dignità di un impegno che ha segnato in maniera irreversibile tante e tante vite

Andiamo con ordine

Il sig. Bolzoni mi accusa di aver mandato un “messaggio”, non si capisce di che natura, forse addirittura intimidatorio, per aver postato su FB un video di 18 secondi nel quale presentavo un personaggio di fantasia: il “Commissario Zolfoni”

In questo personaggio il sig. Bolzoni si sarebbe riconosciuto.
Confesso presidente: il sig. Bolzoni ci ha visto bene. Ho creato quel personaggio, ispirandomi a lui e alla sua straordinaria capacità investigativa.
Ho inteso mandare un messaggio con quel video?
Confesso per la seconda volta, Presidente: sì, indubbiamente.
Quale messaggio? Che non avrei più taciuto, non avrei più sopportato in silenzio gli attacchi infamanti che continuavo a ricevere.
Pensai allora di rispondere realizzando una vera e propria sceneggiatura teatrale.
Sì: una sceneggiatura teatrale. Vede presidente io sono prima di tutto un mangia fuoco, nella mia vita precedente ho attraversato in lungo ed in largo il Paese facendo teatro di strada, facendo il “cunta-storie”, idealmente allievo di Augusto Boal, Paulo Freire e Danilo Dolci, e così avevo pensato di rispolverare le mie qualità e la mia attrezzatura e di rispondere con il teatro a quegli insulti. Mi sembrava infatti eccesivo scomodare la magistratura.

Quali insulti?
Gli attacchi ingiuriosi del sig. Bolzoni hanno, almeno in forma pubblica e scritta, una data di avvio: l’articolo comparso su La Repubblica il 19 Ottobre del 2013, quindi primi mesi della XVII Legislatura con la Commissione Antimafia che era stata appena costituita, nel quale venivo definito un “CALABRAGHE” e un “FURBACCHIONE”, invece nel libro dedicato al caso Montante, uscito nel Marzo 2019, accusandomi di un imbarazzato silenzio sulla vicenda Montante, il sig. Bolzoni non si limitava a scrivere che me ne ero stato zitto, che ero rimasto muto… ma che me ne ero restato “MUTOLO”, evocando così in maniera evidente un celebre collaboratore di giustizia.
Se noi sommiamo il concetto di “CALABRAGHE” il concetto di “FURBACCHIONE” ed il concetto “MUTOLO”, otterremo qualcosa di simile ad un terribile… “INFAMONE VENDUTO”.
Quindi io sarei un “INFAMONE VENDUTO”.

E per quale motivo sarei un “INFAMONE VENDUTO”?
Il sig. Bolzoni lo spiega molto chiaramente nel suo intervento in questa Commissione: da deputato componente della Commissione Antimafia sarei stato attivissimo sul mille fronti… INUTILI! Tipici di uno che ad essere gentili, non ci capisce proprio niente di mafia.
Infatti il sig. Bolzoni dice che mi sarei occupato di “mafia caucasica” e persino di “gatti neri” pur di non occuparmi di ciò che, secondo il sig. Bolzoni era ed è l’unica cosa importante di cui occuparsi: il caso Montante.

Vediamo un po’, quali sono stati almeno alcuni di questi “gatti neri” di cui mi sono occupato nella scorsa Legislatura:
Mi sono occupato dell’omicidio di Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio commesso il 5 Agosto del 1989 e rimasto ad oggi senza verità. L’ho fatto interloquendo formalmente con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi Segreti, Minniti, cercando e ottenendo informazioni su una delle questioni più controverse: il segreto di Stato calato su questa vicenda. Ho continuato ad occuparmene fino all’estate del 2017 quanto improvvisamente moriva in Calabria uno dei personaggi più discussi in tutta questa storia, l’ex agente di Polizia Giovanni Aiello, chiedendo formalmente che questa Commissione acquisisse tutta la documentazione relativa al suo decesso. Cosa che è avvenuta per altro.
Mi sono occupato del tentativo di delegittimare l’allora Questore di Latina, il dott. De Matteis, una persona per bene, con la schiena diritta, che aveva avuto il grande merito di non guardare in faccia a nessuno in un contesto difficile, pericoloso nel quale le collusioni tra criminalità organizzata, politica ed Istituzioni si sarebbero di lì a poco rivelate in tutta la loro concretezza e gravità
Mi sono occupato della latitanza di Amedeo Matacena, già deputato, condannano in via definitiva per concorso esterno, che dall’Agosto del 2014 si trova, fino a prova contraria, negli Emirati Arabi. Ciò ha significato, tra l’altro, scoprire che l’Italia che mantiene da tempo eccellenti rapporti di scambio con gli Emirati non aveva un Trattato di Cooperazione giudiziaria e di estradizione con quel Paese, il che mi ha indotto a fare tutto il possibile perché questa situazione fosse sanata. Questo sforzo, che ha trovato via, via un’ampia convergenza di volontà politiche ha prodotto il risultato che voi conoscete bene
Mi sono occupato, come presidente del V Comitato di questa Commissione, di elaborare la proposta di riforma del sistema di protezione dei Testimoni di Giustizia, che il Parlamento ha approvato all’unanimità nel Gennaio del 2018
Mi sono battuto perché nella riforma del Codice Antimafia, della quale sono stato relatore per la maggioranza alla Camera, il così detto “protocollo Antoci” diventasse legge dello Stato. Cosa che è avvenuta con il voto finale del Settembre del 2017
Ho ripetutamente interpellato il Governo sul nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, al tempo incompiuto, ritenendo che fosse insopportabile la collocazione degli Uffici giudiziari all’interno del CEDIR: lei presidente saprà senz’altro che per accedere alle stanze della DDA si deve attraversare una batteria di bagni. Non proprio un messaggio edificante.

Sono “gatti neri” o è “mafia caucasica”?

Significa occuparsi di “gatti neri” pretendere verità anche sui fatti di quella stagione dolorosa che va dal 1989 al 1994? Io credo di no e questo non significa rimanere appiccicati alle stragi, con la testa rivolta al passato senza capire niente di quel che è successo dopo.
Significa piuttosto rispettare un impegno di solidarietà con i familiari di quelle vittime, perché la loro pena non conosce prescrizione e nemmeno la loro esigenza di giustizia.
Significa seguire i fili che partono da quella stagione ed arrivano fino al nostro presente condizionando attualmente la qualità della democrazia in Italia: come altrimenti si spiegherebbe la perdurante latitanza di Messina Denaro. Cosa ci dicono infatti su questo punto le carte di processi come Gotha, Breakfast e ‘Ndrangheta stragista che si stanno celebrando a Reggio Calabria? Sono processi meno importanti di quello a Montante? E cosa sta emergendo dal nuovo processo ai mandanti della strage di Pizzo Lungo del 2 Aprile 1985, che si sta celebrando a Caltanissetta?
Significa confrontarsi eccome con l’ipotesi che la mafia oggi sia anche qualcosa di molto diverso nelle forme, anche se profondamente identico nel genoma: per questo mi sono occupato di una inchiesta, quella sì sprofondata nel silenzio, l’inchiesta sui fratelli Occhionero, accusati di spionaggio informatico, se non sbaglio questa Commissione ha sentito recentemente il dott. Di Legami ma su altro.

Sono “gatti neri” o è “mafia caucasica”?

In conclusione presidente, io so di avere commesso degli ERRORI durante il mio mandato, ma rivendico l’onestà intellettuale e la passione politica con le quali ho cercato di affrontarli e di risolverli. Credo che la critica, anche severa, sia ossigeno e sono grato a tanti giornalisti che non l’hanno risparmiata, stimolando ripensamenti e correzioni. Credo invece che abbia tutt’altro significato il comportamento di chi a partire da errori veri o presunti cerchi di delegittimare una vita intera ed una intera forza sociale. A chi giovi questo “sparare ad alzo zero” credo sia evidente a tutti

Grazie Presidente

Guarda il video dell’audizione a questo link => https://webtv.camera.it/evento/15441

Alla fine cadrà il 416 bis

 

La sentenza della Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo mi preoccupa anche (!) perchè rivela una grave sottovalutazione della mafia come organizzazione criminale permanente (sarebbe utile farsi dare dalla DNA una statistica dei “fine pena” tra i boss senza ergastolo).

Dalla mafia non ci si dimette e chi cerca di scappare lo fa a suo rischio e pericolo (penso soprattutto alle donne uccise perchè hanno cercato di girare pagina). Come se essere mafiosi fosse una condizione disponibile da parte dell’individuo. Non è così. E’ semmai una condizione disponibile da parte della mafia stessa, che se considera un suo affiliato infame, lo disconosce, lo ammazza, lo fa sparire (ecco perchè è così importante la decisione di collaborare).

Questo strabismo porterà presto, temo, a mettere radicalmente in discussione il 416 bis come reato associativo: si dirà che non si può essere condannati per la semplice appartenenza ad una associazione, se non si dimostra che chi appartiene a quella organizzazione ha commesso determinati reati-fine.

E si rischia di tornare a quando i capi della mafia, potenti e insospettabili che non si sporcavano le mani, andavano tutti impuniti perchè si poteva procedere soltanto per il singolo omicidio, la singola partita di droga.

E quanto resisterà la “orribile” inversione dell’onere della prova nei sequestri di prevenzione?

Per non parlare di quel mostro poliforme che è la DIA, mai completamente digerita o del potere di coordinamento e di impulso della DNA, lesivo dell’autonomia del giudice naturale… e via seguitando.

C’era una volta la mafia che faceva la guerra allo Stato, una anomalia, che però ha avuto il “merito” di mostrare al Mondo la pericolosità del fenomeno. Quella mafia, in Italia, non c’è più: a fare tesoro della lezione sono stati loro.

IL DIBATTITO PUBBLICO DOPO L’ULTIMA SENTENZA DELLA GRAN CAMERA DI STRASBURGO

La mia riflessione e quella di Gian Carlo Caselli, riprese da Libera Informazione, hanno sottolineato il rischio di fare pericolosi passi indietro, le pubblichiamo qui insieme ad una rassegna stampa ampia. Le Istituzioni europee farebbero meglio a capire con maggiore attenzione le ragioni che hanno spinto l’Italia a fare certe scelte nella lotta alla mafia, anche perché da tempo ormai la mafia non è più un problema soltanto italiano.

Leggi:

In Europa non sanno cos’è la mafia, l’articolo di Gian Carlo Caselli su liberainformazione

I gravi errori della CEDU, il mio articolo su liberainformazione

Ergastolo ostativo: la rassegna stampa

13 spunti per il contrasto alle Mafie

  1.  questa mattina anche un bambino di 8 otto (!) anni è stato fermato in una operazione contro il narcotraffico nella Piana di Gioia Tauro: è necessario realizzare la “Terza via” per permettere a donne e figli di cambiare strada
  2. bisogna potenziare la macchina della Giustizia adeguando gli organici, a cominciare dai GIP/GUP, come chiede da tempo il Procuratore Bombardieri
  3. bisogna ripristinare vincoli severi alla vendita dei beni confiscati alla mafia
  4. bisogna potenziare la cooperazione giudiziaria per riportare in Italia tutti i latitanti e rafforzare la Procura europea sull’esempio della DNAA italiana
  5. bisogna migliorare le condizioni di lavoro delle Forze dell’Ordine a cominciare dalla Polizia Penitenziaria
  6. bisogna tutelare la libertà di stampa dalla violenza delle querele temerarie
  7. bisogna superare la criminalizzazione della solidarietà, vero regalo alle mafie
  8. bisogna potenziare gli strumenti di sostegno alle vittime di mafia, soprattutto quelle che denunciano
  9. bisogna monitorare e rafforzare il 41 BIS impedendo che in qualunque modo i boss continuino a mandare segnali all’esterno
  10. bisogna rafforzare il contrasto ai patrimoni, soprattutto finanziari, delle mafie a cominciare dalla integrazione definitiva delle banche dati e col potenziamento della caccia informatica
  11. bisogna riformare la normativa sullo scioglimento degli Enti per infiltrazione mafiosa perchè mai più sia vissuta come una punizione verso una intera comunità
  12. bisogna ripristinare i controlli sui sub appalti e superare le contraddizioni introdotte nel Codice degli Appalti
  13. bisogna fare della scuola sempre di più una alternativa valida alla strada

(* il Punto 13 della bozza di programma di Governo fatta circolare ieri da 5S e PD: nella bozza il contrasto alla mafia non soltanto non sale sul podio delle priorità, ma neppure entra nella “top ten”: eppure mafia e corruzione restano il principale motore di disuguaglianza nel nostro Paese. Dai: era soltanto una bozza!)

PS: la foto è di Letizia Battaglia, maestra e amica

Fare dell’Europa una Repubblica: la sfida della nostra generazione

Fare dell’Europa una Repubblica
Fondata sull’uguaglianza di diritti e doveri
È la sfida della nostra generazione
È promessa di giustizia e libertà

Per il lavoro
Perché oggi dentro l’Unione europea ci si fa concorrenza sleale: la Repubblica d’Europa avrà un solo sistema fiscale. Perché l’Unione Europea debole non protegge abbastanza dalle bordate della speculazione finanziaria e delle altre potenze economiche globali. La Repubblica d’Europa avrà la forza di rinegoziare le regole del mercato mondiale.

Per l’ambiente
Perché la crisi climatica non può essere affrontata dai singoli stati nazionali. La nube radioattiva di Chernobyl non si è fermata alla frontiera! La Repubblica d’Europa avrà la forza per dare al Pianeta e a tutti noi una speranza, cominciando da politiche energetiche ancora più integrate e sostenibili.

Per l’umanità migrante
Perché è l’Europa tutta che deve farsi carico dell’umanità che scappa da guerra e miseria, provvedendo a soccorrerla e ad accoglierla. La Repubblica d’Europa avrà un sistema solo di integrazione e una sola politica estera e di cooperazione 

Contro i nazionalismi
Che sono falsi e pericolosi: promettono che a chiuderci in casa staremo meglio, la verità che aumenterà la competizione e si scatenerà la guerra. I nazionalismi meschini e criminali non hanno niente di serio da proporre per la crisi ambientale, per la crisi sociale scatenata dalla globalizzazione, anzi: cavalcano queste crisi per stupide rendite elettorali di breve periodo. 

Contro la mafia
Che è organizzazione criminale trasnazionale per natura e per arricchirsi ha bisogno di Istituzioni internazionali deboli o meglio ancora inesistenti. L’unione europea in questi anni ha fatto tanti passi nella direzione giusta di una sempre maggiore integrazione di forze di polizia, magistratura e apparati informativi: guai a tornare indietro! Gli assassini di Daphne Caruana Galizia e Jan Kuciak tracciano la strada da continuare.

Per fare dell’Europa una Repubblica ci vuole una Italia liberata dai nazional-supini, Lega-5Stelle, una Italia che faccia politica tenendo ben saldi i valori della Carta Repubblicana e che lavori impiegando le migliori energie con le Istituzioni europee affinchè il Parlamento europeo apra al più presto una nuova fase costituente che dia all’Unione europea un progetto di Costituzione repubblicana e federale.
Una legge
Un sistema fiscale
Un sistema di protezione sociale
Una politica estera
Una politica ambientale
È molto difficile… non troppo difficile!

Ricordare Roberto Antiochia, leggendo le parole della mamma

Oggi a Palermo vengono ricordati Cassarà e Antiochia, poliziotti assassinati dalla mafia il 6 Agosto del 1985.

La mamma di Roberto Antiochia, Saveria (*), scrisse una lettera durissima al Ministro dell’Interno, Oscar Luigi Scalfaro, pubblicata da Repubblica il 22 Agosto, vi prego di dedicare a questa lettera l’attenzione che merita:

SIGNOR ministro degli Interni, ho letto e riletto le sue parole e i suoi giudizi su quanto accade a Palermo e le scrivo per dirle che il mio dolore di madre è diventato anche rabbia, la stessa rabbia dei poliziotti di quella città. Ho visto anch’io cose penose a Palermo e, in particolare, escludendo l’accorata sincera umanità del presidente Cossiga, mi è pesata la presenza dei soliti coccodrilli di Stato all’ ennesima funzione in morte di un poliziotto. Parlo del funerale di mio figlio Roberto. Aveva 23 anni, la sua breve stagione si è conclusa con una raffica di mitra. Aveva lasciato gli studi, la nostra casa, prospettive di lavoro con il fratello maggiore, per entrare con grande entusiasmo in polizia. Aveva un ideale di giustizia e di legalità, sperava di dare un volto nuovo e più efficiente alla polizia, credeva di poter combattere malavita e mafia, credeva di poter migliorare questa società corrotta e degradata. PER un anno e mezzo a Palermo aveva lavorato con Cassarà e Montana. Le difficoltà, la solitudine, la precarietà della Squadra mobile invece di scoraggiarlo avevano aumentato il suo attaccamento al lavoro, ai superiori amici, ai colleghi, molti dei quali erano diventati per lui come fratelli. Era stato trasferito a Roma a fine dicembre 1984, per accontentare la fidanzata e me, che non ce la facevamo più a vivere con tanta ansia e paura. Era rimasto però con gran parte del suo cuore a Palermo dove tornava in licenza e, alla fine, pure in ferie. Ci era tornato per i funerali di Montana e aveva chiesto di riprendere temporaneamente servizio a Palermo, rendendosi conto della situazione disperata, pericolosissima. Sapeva che il suo governo e il suo ministero, come sempre lontani mille miglia, avrebbero prodotto solo parole. La Squadra mobile e i pochi funzionari rimasti erano soli. Cassarà in prima linea. Non gli era stata affidata l’ inchiesta sull’ assassinio di Montana, chissà perchè. Non gli era stata messa una camionetta, che dico, un solo agente di guardia sotto casa. Mancavano sempre i mezzi, a quanto pare. Cose strane sono accadute a Palermo in quei giorni. Un giornalista di “Repubblica” le ha chiesto, signor ministro, perchè a Palermo lo Stato avesse un “esercito di cartapesta”. Forse perchè fa comodo a molti, rispondo io. Giusto, signor ministro, niente bugie di Stato, e lasciamo anche da parte la retorica sul sacrificio fatto per servire lo Stato. Mio figlio è morto per la Squadra mobile di Palermo, per la sua Squadra mobile. E’ morto nel volontario, disperato tentativo di dare al suo superiore e amico Cassarà un po’ di quella protezione che altri avrebbero dovuto dargli, in ben altra proporzione, sapendo quanto fosse preziosa la sua opera e in quale tremendo pericolo fosse la sua vita. Per questo provo tanta amarezza e tanto rancore verso questo potere governativo cieco e sordo, che raramente mantiene le sue promesse, che è pronto, rapido e efficiente per i decreti “Berlusconi” o per trovare i fondi che raddoppiano il finanziamento dei partiti, mentre manda a morire indifesi, per carenza di mezzi e di volontà, uno dopo l’ altro, gli uomini migliori delle forze dell’ordine e della magistratura. Con questo Stato la lotta contro la mafia è davvero impari. Anche lei fa parte di quel potere governativo, signor ministro. Ha fatto bene a non venire da me al Duomo di Palermo, non avrei potuto stringerle la mano e tanto meno lo potrei oggi. Lei ha scoperto solo adesso quello che succede a Palermo: le due Questure, la Squadra mobile isolata e con mezzi assolutamente inadeguati, le infiltrazioni mafiose. Ma, mi scusi signor ministro degli Interni, lei dove vive? Di quali Interni si è occupato in questi anni del suo incarico? Come fa a non sapere quello che la maggioranza degli italiani conosce da tanto tempo perchè ripetutamente denunciato dai magistrati, dai dirigenti della polizia siciliana? Non legge i giornali, non guarda la Tv? Davvero lei adesso si sta informando? Davvero ha ancora bisogno di relazioni ministeriali per sapere? NIENTE bugie di Stato, ma non solo per la morte del giovane Marino. Niente bugie di Stato, signor ministro, anche sulle ragioni della contestazione dei poliziotti. Lei dice che è avvenuta solo a causa delle sospensioni e dei trasferimenti da lei decisi. E invece quella contestazione, fatta da un gruppo di uomini generosi, capaci e coraggiosi, ma ormai esasperati e delusi, viene da lontano. Viene da anni di lavoro durissimo e rischioso, in condizioni sempre più precarie. Viene da vane speranze, da promesse disattese. Viene da quel tragico corteo di morti, di colleghi e superiori barbaramente uccisi. Niente bugie di Stato, lei non vuole sentirsi dire che ha decapitato la Squadra mobile con quei trasferimenti, dice che è falso perchè è stata affidata a un funzionario esperto. Non dubito che quel funzionario sia ottima e capace persona, ma ha dichiarato lui stesso, proveniente da Firenze, di non conoscere nemmeno le strade di Palermo. Lei parla di sue decisioni sofferte, ma la sofferenza la lasci a noi che abbiamo avuto i morti. Lei dice che avrebbe dovuto dimettersi se non avesse agito in quel modo. Forse avrebbe fatto meglio, invece ha scelto di “dimettere” subito, e senza certezza di colpa, persone che non hanno poltrone preziose come la sua. Niente bugie di Stato, lei accetta l’ipotesi di infiltrazioni mafiose, forse in Questura, forse nella Squadra stessa. E allora che fa? Si accontenta di essere stato bravo a capire? Se ci sono ce le teniamo queste spie? Sono anni che vengono denunciate, pensiamo alla morte di Boris Giuliano, alla morte annunciata di Rocco Chinnici. E la mafia non avrà calato la sua mano pesante anche nella strana vicenda che ha portato alla morte di Marino? Che tragedia, signor ministro, e quanto grande e terribile è la sua responsabilità. Ho vissuto vicino a mio figlio in questi anni, ho soggiornato spesso a Palermo, ho conosciuto funzionari e colleghi. Ho visto che non avevano le macchine chieste da più di un anno, ho visto le alfette da inseguimento della Squadra mobile rattoppate, malridotte e riconoscibili anche dai bambini. Ho visto gli agenti usare le macchine personali o farsele prestare dagli amici. Ho visto disputarsi l’intera Squadra l’unico binocolo a disposizione. Ho visto i funzionari pagare gli informatori di tasca loro. Sono solo esempi, piccoli esempi di una grande sordità. Se lei fosse stato meno preoccupato per la sua incolumità, il 7 agosto, al Duomo di Palermo, avrebbe sentito in mezzo alle proteste degli agenti le nostre voci disperate. Quella di Assia, la fidanzata di Montana, la mia, quella di Cristina, la fidanzata di mio figlio, quella di Alessandro, ma soprattutto quella di Roberto dalla sua bara. E ora vada pure a dormire tranquillo, signor ministro, recitando le sue preghiere. Io non ci riesco più, me lo impedisce il mio dolore e una rabbia che non è solo mia.

di SAVERIA ANTIOCHIA (* per anni entrando nella sede di Libera a Roma la prima cosa che incontravo era il suo ritratto, perchè Saveria di Libera è stata una delle anime più forti ed indimenticabili)

La mia intervista a “L’Eurispes” su La Repubblica d’Europa

 

L’Eurispes.it parla del progetto “La Repubblica d’Europa” contenuto nel libro edito da add editore.
Un’intervista per comprendere meglio le necessità di questo manifesto politico.
Buona lettura!

 

L’Europa? Mattiello: “Un condominio litigioso dove ci si fa concorrenza sleale”

Estradizione dagli Emirati? Sì, basta che non siano italiani

Finalmente funzionano le estradizioni dagli EMIRATI di ricercati in Italia… basta che NON siano ITALIANI!!
Grottesco se non fosse drammatico. Il mood salviniano conquista anche il tandem Bonafede-Ferraresi.

Ecco il categorico comunicato ministeriale:

Oggetto: COOPERAZIONE GIUDIZIARIA ITALIA – EMIRATI ARABI: FERRARESI, CONSEGNATI DUE LATITANTI RICERCATI DA ANNI

COOPERAZIONE GIUDIZIARIA ITALIA – EMIRATI ARABI: FERRARESI, CONSEGNATI DUE LATITANTI RICERCATI DA ANNI

Stanno per essere riportati in Italia i latitanti Abdallah Chakir – cittadino marocchino destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2015 dal gip di Cuneo per traffico illecito di sostanze stupefacenti – e Boujemaa Benchakour, condannato a 4 anni e 5 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina dalla Corte di Appello di Torino, entrambi latitanti da anni e riconsegnati oggi ad Abu Dhabi ai funzionari dell’Interpol che li stanno scortando in Italia.

Continuano quindi i significativi e tangibili progressi della cooperazione giudiziaria con gli Emirati Arabi Uniti, resi possibili dalla ratifica dei trattati su estradizione e assistenza giudiziaria penale, finalizzati dal Senato lo scorso 3 ottobre su impulso di questo Governo e proseguiti con il recente incontro fra il ministro Alfonso Bonafede e l’Ambasciatore emiratino.

“Per anni – sottolinea il Sottosegretario Ferraresi – il vuoto legislativo dovuto all’assenza di un trattato bilaterale di estradizione fra Italia ed Emirati Arabi ha reso le procedure soggette alle leggi del Paese ricevente la richiesta di estradizione, permettendo ai latitanti di godere della totale impunità. Grazie all’impulso che questo governo ha dato al Parlamento per la ratifica del trattato adesso stanno arrivando risultati tangibili, che dimostrano come la musica sia cambiata: ora chi sbaglia nel nostro Paese paga. Nessuno escluso”.
.. NESSUNO ESCLUSO