Ulrike Guérot su “La Repubblica d’Europa”

Ulrike Guérot, politologa e studiosa tedesca, è autrice del libro “Perchè l’Europa deve diventare una Repubblica! Un’utopia Politica.” Il 9 maggio 2019, al salone Internazionale del libro di Torino, ha partecipato all’incontro “Cantieri d’Europa: un percorso attraverso le sfide e i dubbi del presente”. Le abbiamo chiesto un parere su “La Repubblica d’Europa”, il libro manifesto che punta alla creazione di un nuovo scenario europea, sostenuto e appoggiato da lei.

Trattato Italia-Emirati Arabi: interrogazione parlamentare

Sono grato ai deputati PD Walter Verini e Lia Quartapelle per questa interrogazione parlamentare sulla vicenda del trattato di cooperazione giudiziaria ed estradizione tra Italia e Emirati Arabi Uniti. Niente di personale, soltanto il dovere civico di andare fino in fondo:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Per sapere; premesso che:

con la Legge n. 125 del 11 ottobre 2018 è stato, finalmente, approvato il Trattato di estradizione e su quello di cooperazione giudiziaria in materia penale con gli Emirati arabi uniti, che rappresenta una tappa importante nella lotta alla criminalità con la possibilità di estradare latitanti, ricercati con mandato d’arresto per gravi reati legati al traffico di droga e alla criminalità organizzata che, in assenza della ratifica, trovano negli Emirati un tranquillo rifugio di impunità;

l’autorizzazione del Parlamento alla ratifica del trattato, avvenuta tramite l’approvazione definitiva di una proposta di legge a firma degli interroganti presentata all’inizio di questa legislatura, e che giunge al termine di una lunga battaglia che ha visto in prima linea associazioni come Libera, l’ex deputato Pd Davide Mattiello e i Ministri dei Governi a guida Partito democratico, in particolare il Ministro della Giustizia Orlando, rappresenta un passo fondamentale per permettere il rientro in Italia di alcuni latitanti, tra cui alcuni già condannati in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, oppure alcuni per i quali in Italia è stato già chiesto il rinvio a giudizio per corruzione o altri reati gravissimi;

ci riferiamo, solo per citare i casi più eclatanti, alle latitanze “d’oro” di Amedeo Matacena, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, per il quale ripetute sono state le richieste di estradizione, tutte rimaste senza risposta nell’attesa della approvazione del Trattato, o come quella del boss Raffaele Imperiale, ritenuto dagli inquirenti uno dei maggiori narcotrafficanti a livello internazionale, il quale, dopo una prima fuga in Spagna dove è stato arrestato dalla polizia locale, si è rifugiato negli Emirati Arabi, a Dubai, nei quali pare condurre una vita fatta di lusso sfrenato in compagnia della sua famiglia;

il Trattato impegna le parti a consegnare reciprocamente persone ricercate che si trovino sul proprio territorio, per dare corso a un procedimento penale o per consentire l’esecuzione di una condanna definitiva, ed era già stato firmato nel 2015, ma il successivo recepimento da parte dell’Italia di una direttiva dell’Unione europea aveva di fatto comportato la sospensione degli effetti degli accordi in precedenza firmati: la normativa dell’Unione europea stabilisce infatti che qualora si firmi un accordo con uno Stato in cui vige la pena di morte (come nel caso degli Emirati arabi uniti) debba essere esplicitato nel Trattato stesso che, in caso di estradizione verso il Paese contraente, la pena capitale in loco prevista sia commutata in pena detentiva;

nel febbraio 2017 il Governo italiano è riuscito finalmente a concordare l’adozione di un protocollo interpretativo da allegare al Trattato medesimo e l’Italia ha così potuto siglare la stesura definitiva dell’accordo, frutto di un delicatissimo e lungo lavoro “sinergico” tra il Governo Italiano, che ha lavorato in modo determinante in materia di cooperazione giudiziaria, e in particolare del Ministero della Giustizia, e il parlamento, con le commissioni giustizia e antimafia;

ad oggi, però, il trattato di estradizione con gli Emirati non risulta ancora operativo, nonostante la ratifica parlamentare e la trasformazione in legge dello Stato e questo perché il Governo italiano non avrebbe ancora approntato gli strumenti attuativi del trattato medesimo.

Quali siano le ragioni che ancora ad oggi impediscono la operatività di tale fondamentale Trattato in materia di estradizione e di cooperazione giudiziaria in materia penale con gli Emirati arabi uniti, e se inoltre se corrisponda al vero che tali ragioni operatività vadano ricercate nella mancata adozione, ancora ad oggi, dei necessari strumenti attuativi, e, qualora così fosse, se il Ministro interrogato non ritenga assolutamente necessario quanto urgente attivarsi per predisporli, al fine di poter finalmente vedere assicurati alla giustizia italiana pericolosi criminali latitanti e altri personaggi inquisiti e condannati per gravi reati legati alla criminalità organizzata e alle mafie.

Walter Verini

Lia Quartapelle

Cancelliamo i segni dell’attentato incendiario alla villa degli Assisi

 

30 aprile 2018 – 30 aprile 2019
Un anno fa entravamo nella villa confiscata agli Assisi nell’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre. Un mese dopo quell’abitazione fu raggiunto da un attentato incendiario. Siamo tornati a San Giusto Canavese (TO) per chiedere che i segni di quell’intimidazione siano cancellati…abbiamo la testa dura di cavallo! Pro memoria democratico.

Torino riparta da Fulvio Croce e Adelaide Aglietta

Torino ha bisogno di ricordare Fulvio Croce e Adelaide Aglietta: il primo, avvocato, assassinato dalle Brigate Rosse perché aveva osato garantire il diritto di difesa ai brigatisti processati a Torino, la seconda ebbe il merito di accettare di comporre la giuria popolare per quella corte di Assise che nessuno voleva formare per paura delle ritorsioni.

Persone come Fulvio Croce e Adelaide Aglietta hanno custodito la rivoluzione democratica cominciata dai partigiani che si opposero a nazisti e fascisti. La democrazia è la rivoluzione, perché è il modo migliore che abbiamo per gestire il conflitto sociale in modo nonviolento. Non è una bacchetta magica ed è piena di difetti, ma garantisce a ciascuno di poter partecipare. Questa rivoluzione di libertà è sempre minacciata da chi, pensando di avere la verità in tasca, cerca scorciatoie non democratiche per imporla: mafiosi, fascisti, anarco insurrezionalisti sono tre facce della stessa medaglia.

Torino non sarà mai più intimorita da nessuno di questi, Torino ha capito quanto costa la libertà. Anche la recente piena confessione di Battisti aiuta a rimettere le cose a posto: non c’è niente di rivoluzionario nell’assassinare qualcuno per imporre la propria idea, potendo disporre della democrazia per partecipare alla gestione del potere pubblico. È soltanto narcisismo, puerile e pericoloso. Certo fare democrazia è faticoso, non è cosa per pigri. Qualcuno parli di Fulvio Croce e Adelaide Aglietta ai giovani che stanno facendo Biennale Democrazia a Torino in questi giorni. Farebbero bene a rifletterci anche quelli che si preparano a manifestare sabato: è questa storia che vi permette di manifestare, evitate di violentarla.

La Repubblica d’Europa e il massacro in Nuova Zelanda

La Repubblica d’Europa è un libro-manifesto, edito da ADD, scritto da un collettivo di autori che ha scelto di firmarsi con un nome di fantasia, ISAGOR, perché in primo piano restasse l’idea e non l’identità.
Ci è parso il minimo per ribadire l’urgenza di unirsi al fine di contribuire con forza alla battaglia più importante del nostro tempo: salvaguardare il valore della “convivialità delle differenze” (definizione cara a Tonino Bello) realizzata attraverso il processo di unificazione europea, oggi seriamente minato dalla violenza dei nazionalismi e dalla ignavia di chi non guarda oltre al proprio ombelico.
Era il 22 Luglio 2011 quando il nostalgico nazista Breivik, dopo aver fatto esplodere un’auto bomba sotto i palazzi governativi norvegesi ad Oslo, per creare un sanguinoso diversivo (morirono otto persone), si recò sull’isola di Utoya e massacrò 69 ragazzi che avevano la “colpa” di partecipare ad un campo di formazione politica di ispirazione socialista.
Il criminale nazista si arrese alla polizia norvegese e pretese di essere processato, rivendicando la propria lucidità, per ribadire che la sua era stata una azione politica: aveva inteso liberare la Norvegia da quella che riteneva la più grave delle minacce ossia la cultura laica, pluralista, democratica alla quale quei ragazzi si rifacevano.
Breivik scrisse ed inviò ad oltre mille indirizzi mail il suo manifesto, composto tra il 2009 e il 2010, prima di commettere la strage. I destinatari vennero scelti con cura tra coloro che Breivik considerò in sintonia con i valori messi alla base del rinnovato delirio di onnipotenza suprematista, tra questi, per l’Italia, Lega e Forza Nuova. Quella che allora poteva sembrare una grottesca distopia oggi è in gran parte realizzata attraverso l’affermazione proprio di quelle forze di estrema destra che negli anni della stesura del manifesto erano del tutto residuali. Mentre l’effetto emulazione produce orrori, proprio come Breivik aveva previsto: il massacro in Nuova Zelanda è purtroppo soltanto l’ultimo in ordine di tempo.
Gli autori de La Repubblica d’Europa credono che questi rigurgiti nazionalisti, lungi dall’essere preambolo del ritorno di rigenerati fascismi su base nazionale, siano funzionali alla più radicale spallata al concetto stesso di spazio pubblico, per ora democraticamente governato. Gli autori temono che l’esito di questa scellerata febbre identitaria sia il dissolvimento per consunzione delle Istituzioni democratiche con le quali siamo abituati a convivere. Insomma: è più probabile che Amazon si sostituisca allo Stato piuttosto che lo Stato torni ad essere quello claustrofobico delle camice nere.
Gli autori sono altresì convinti che non basti denunciare questi rischi perché li si possa evitare. I segnali di pericolo possono al più tenere a debita distanza da questo o quel dirupo, ma non risolvono di per se’ la questione del dove altrimenti andare. Per andare altrove ci vuole una promessa, ci vuole un buon motivo, bisogna sentirsi comunità di destino, diversamente il rischio è quello di stare fermi a contemplare attoniti i dirupi tutto attorno.
Gli autori pensano che gli Stati Uniti d’Europa siano stati una ottima idea per diversi decenni: un tema generatore di speranza, di cultura politica, di azione concreta. Senza la “carota” degli Stati Uniti d’Europa non avremmo fatto nemmeno l’Unione europea e non ci saremmo incamminati per quel percorso che tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 dopo averci consegnato la moneta unica ci avrebbe potuto consegnare anche una Costituzione europea di marca federalista. Purtroppo quel processo è naufragato e successivamente gli Stati nazionali che fino ad allora erano stati i maggiori interpreti positivi di quella profezia, travolti dalla crisi economica, sono stati sommersi dalla retorica montante delle nuove/vecchie destre che si sono riappropriate del concetto di Stato nazione, piegandolo a colpi di “ismo”. Avremmo dovuto farli gli Stati Uniti d’Europa, difficilmente li faremo più: c’è un tempo per ogni cosa.
Gli autori per questi motivi credono che serva un salto di paradigma, una nuova buona idea che sappia fare tesoro del meglio di ciò che il percorso europeista ha prodotto, vivificandolo in una prospettiva diversa, inaudita, scatenante: la Repubblica d’Europa, appunto. Perché il concetto di Repubblica da un lato ha la capacità di rimettere al centro l’idea di uno spazio pubblico inteso come esperienza di realizzazione individuale, attraverso la relazione solidale e responsabile, che ha nella democrazia parlamentare il proprio perno irrinunciabile. Dall’altro il concetto di Repubblica ha la capacità di sollecitare il protagonismo dei cittadini europei, che è un fatto che non si risolve, non si deve risolvere nell’attività delle Istituzioni degli Stati membri. Fortunatamente l’Europa ha già al centro un Parlamento eletto a suffragio universale e, con buona pace dei nazionalisti, il “demos” europeo esiste eccome.
Bisogna “soltanto” rimboccarsi le maniche e lavorare affinchè questo demos acquisisca una autocoscienza sufficiente, attraverso la cultura, attraverso la pedagogia della memoria, attraverso scelte politiche lungimiranti in tema di scuola, ambiente, equità fiscale, informazione e sicurezza.
Certo, c’è bisogno che i narcisismi vengano smorzati, che gli “io” facciano un passo indietro, perché emerga quella comunità di destino cui ci si riferiva. Così il cerchio si chiude: ecco perché gli autori de La Repubblica d’Europa hanno deciso di firmare il libro con un nome di fantasia unitario, ISAGOR. Questo nome è un omaggio ad Antonio Gramsci, perché altro non è che l’acronimo di Istruitevi Agitatevi Organizzatevi, slogan programmatico iscritto nel tamburo de L’Ordine Nuovo che Gramsci fondava 100 anni fa a Torino. Quel programma è ancora oggi per noi il punto di partenza.

 

Davide Mattiello
Presidente Fondazione Benvenuti in Italia

Per informazioni o acquistare il libro:

Con Carlo Palermo. Presentazione de “La Bestia”

Presentazione del libro: La Bestia

Dai misteri d’Italia ai poteri massonici che dirigono il nuovo ordine mondiale
Un libro di Carlo Palermo, l’ex magistrato scampato all’attentato mafioso del 2 aprile 1985

Giovedì 7 marzoalle ore 18,00la libreria Binaria di via Sestriere 34a Torino ospiterà Carlo Palermo, il magistrato che nell’aprile del 1985 si era miracolosamente salvato dall’attentato a mafioso di Pizzolungo, in provincia di Trapani. Nello scoppio della bomba  che avrebbe dovuto ucciderlo, erano morirono invece Barbara Rizzo e i suoi due figli, Salvatore e Giuseppe Asta.

Intervistato da Davide Mattiello, ex deputato e presidente della Fondazione Benvenuti in Italia, Palermo ripercorrerà le vicende di quegli anni: misteri irrisolti che caratterizzano ancora oggi la storia d’Italia e del Mondo.

Attraverso documenti ineditie basandosi sulle rivelazioni di alcune fonti interne a servizi segreti, Carlo Palermo ricostruisce il filo rosso che lega l’omicidio di Moro, l’attentato a Wojtyla, le stragi mafiose degli anni 90 e i traffici di armi fra Est e Oves: un gioco pericoloso che coinvolge le organizzazioni occulte che governano il mondo da settant’anni a questa parte.

La Repubblica d’Europa. In libreria

Un libro-manifesto per affermare
la necessità di ripensare il presente,
La Repubblica d’Europa.
Oltre gli Stati nazione,
di Isagor
arriva in libreria dal 20 febbraio

«Questo libro è dedicato a tutti coloro che sanno di non sapere, si impegnano per migliorare, propongono le proprie idee con modestia e tengono verbale delle proprie riunioni, perché non si sa mai, può anche capitare che con le buone idee e le migliori pratiche si cambi la Storia per davvero.»

Isagor è il nome di un consorzio che raccoglie otto voci.

Isagor è: Maria Chiara Giorda, docente universitaria a Roma 3; Luca Mariani, giornalista; Sara Hejazi, ricercatrice; Anna Mastromarino, docente universitaria, costituzionalista; Davide Mattiello, presidente Fondazione Benvenuti in Italia; Marco Omizzolo, sociologo, responsabile scientifico di In Migrazione, presidente di Tempi Moderni e ricercatore Eurispes; Leonardo Palmisano, scrittore e giornalista; Presidente della Coop editoriale Radici Future; Francesca Rispoli, Ufficio di Presidenza di Libera.

«C’è una parola che forse più di “collettivo” esprime il concetto di un sodalizio che voglia farsi carico dell’azione politica: “consorzio”. Il termine “consorzio” rimanda al comune destino che lega diversi individui, rimanda alla corresponsabilità e cioè all’interdipendenza di ciascuno da tutti gli altri.»

Da più parti si alza il grido che l’Europa sia finita, che l’esperimento nato dalla volontà di portare pace ed equilibrio economico al continente sia fallito sotto i colpi di burocrazia, immigrazione, finanza.

Su questa tesi si costruisce il consenso di cittadini arrabbiati, si propongono soluzioni estreme come l’uscita dall’euro, si parla di un ritorno al sovranismo nazionale, in un’ottica di chiusura al mondo che verrà.

Schiacciata da queste spinte e attaccata da più fronti, l’Europa deve trovare una nuova strada per garantire a se stessa e ai suoi cittadini uno spazio di diritti condivisi, di sviluppo sostenibile e di capacità di accoglienza dei nuovi flussi migratori del mondo. Uno spazio che sappia governare il proprio tempo e non subirlo.

«Abbiamo una convinzione. Gli europei possono costruire un futuro nel quale le guerre siano illegali, la terra viva e vegeta, i bambini liberi di crescere fuori dalla paura e dal bisogno. Tutti, non soltanto quelli che nascono ai piani alti della ziqqurat terribile che chiamiamo società globale. Per farlo è necessario trasformare l’Unione Europea in una Repubblica: la Repubblica d’Europa.

Una Repubblica unita e indivisibile, democratica, fondata sulla libertà e sulla responsabilità. Niente di meno.»

Gli autori di questo libro-manifesto affermano la necessità di ripensare in maniera radicale la forma che vogliamo dare all’Europa. Auspicano la nascita di una Repubblica d’Europa che, superando gli Stati nazionali, costituisca una nuova realtà politica, economica, culturale e strategica.

Come sarebbero il lavoro, la scuola, l’informazione, la sicurezza, la solidarietà, l’economia nella nuova Repubblica d’Europa? Otto autori (economisti, giuristi, giornalisti, antropologi, formatori, politici) affrontano i nodi principali per avvicinarci a questo unico futuro possibile.

Galleria degli autori. Clicca sull’immagine per ingrandirla

 

Informazioni:

Primarie PD: invito al voto!

Benvenuti in Italia invita a votare per le primarie del Partito Democratico!

Comunque la si pensi, le primarie del PD, aperte anche ai non tesserati, sono l’unica grande manifestazione di partecipazione allargata alla vita politico-partitica: ogni altra consultazione in Italia ha numeri nemmeno lontanamente paragonabili.

Inoltre, oggi più che mai, ci riconosciamo nell’appello di Prodi: “Il Partito Democratico è ora l’unica àncora di salvezza per il Paese” e per ciò che il Paese può esprimere in Europa.
Guai infatti se in tutto il continente si affermasse l’onda nera capitanata da Salvini e mal accompagnata da Marine Le Pen in Francia, dall’Afd in Germania, dall’Fpo in Austria, dal Pis in Polonia, da Geert Wilders in Olanda, dalla destra identitaria fiamminga in Belgio, dal Partito popolare danese, da i Veri finlandesi e via seguitando fino al neo-partito post franchista di Vox… E ancora peggio se si saldasse un pericolosissimo abbraccio tra i populisti e i sovranisti, come si apprestano a riproporre i 5 Stelle su scala Europea, seguitando il tristissimo spettacolo che stanno già fornendo all’Italia più a destra della storia repubblicana: Di Maio infatti, dopo l’Ukip di Farage ora tenta alleanze con personaggi oscuri come il sedicente golpista Eric Drouet dei Gilet Gialli o l’ultra-religioso polacco Pawel Kukiz, conservatore nazionalista, antiabortista, omofobo, antisemita.
Ecco perché per noi votare domani non è una scelta di partito, ma di parte sì: dalla parte della democrazia!”

Sì ad un Piemonte senza mafia e corruzione!

Il manifesto promosso da Sergio Chiamaparino è un’ottima piattaforma dalla quale partire per articolare il futuro che vogliamo per il nostro Piemonte.
C’è un “Sì” che sta tra le pieghe del manifesto, che è bene far sbocciare in tutta evidenza: “SI” ad un Piemonte senza mafia e corruzione! Perché mafia e corruzione sono ancora il principale fattore di diseguaglianza sociale nel nostro Paese e purtroppo le più recenti inchieste (da Barbarossa a Geenna, passando per Sanitopoli) dimostrano che sono attuali il rischio e il danno anche per il nostro territorio.
Cosa può fare la Regione per realizzare questo “SI”?
  • Dare impulso all’utilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia in Piemonte, che è secondo tra le Regioni del nord per numero di beni confiscati, ma ultimo in Italia per utilizzo sociale ed conta situazioni come quella del Castello di Miasino e della villa di San Giusto Canavese su cui non è possibile traccheggiare.
  • Rafforzare il monitoraggio del ciclo del contratto pubblico, anche intensificando la collaborazione con forze dell’ordine e magistratura al fine di aggiornare costantemente la mappa degli operatori economici e finanziari che agiscono sul territorio.
  • Investire nella formazione dei pubblici amministratori e dei funzionari pubblici affinché maturi la consapevolezza del fenomeno e la conoscenza degli strumenti che consentono di prevenirlo e contrastarlo.
  • Implementare le risorse a sostegno degli imprenditori in difficoltà al fine di prevenire e ridurre il rischio di sovraindebitamento e prestito usurario.
  • Potenziare gli interventi di contrasto alla dispersione scolastica, anche attraverso il continuo miglioramento della qualità del patrimonio immobiliare, perché la scuola è il primo anticorpo al linguaggio mafioso e violento ed è la prima forza di emancipazione personale.
  • Investire negli interventi di inclusione sociale dei soggetti più vulnerabili, perché offrire a tutti coloro che ne hanno bisogno una seconda opportunità costruisce molta più sicurezza sociale di quanto non facciano paura e segregazione.
Davide Mattiello
Presidente della Fondazione Benvenuti in Italia

Il Balon di tutti e per tutti

Purtroppo, nella seduta del Consiglio Comunale di lunedì 28 gennaio 2019, è andata in scena l’ennesima puntata di un triste storytelling: il mercato di libero scambio come offesa al decoro della Città, come provocatoria disobbedienza, contro la fermezza dell’Amministrazione comunale, che vuole Il Barattolo fuori dal perimetro del centro storico.
Prendiamoci un po’ di tempo per ricostruire questa storia.
Borgo Dora, il Balon, il Maglio, il perimetro largo di Porta Palazzo sono da sempre luoghi di arrivo e di scambi: lo sanno i torinesi da generazioni che sanno ancora pronunciare “il merca’ d’le pate e dei pui” (degli stracci e delle pulci), lo sanno i torinesi immigrati dal Sud d’Italia, lo hanno imparato velocemente i nuovi torinesi. Lì incontri e lì trovi: gli altri, i paesani, i conterranei, quelli di qui. E trovi qualcosa di cui riconosci il valore e qualcosa che ha valore solo perché ti serve e costa poco.
Questa storia, a cavallo di due secoli, non è proprietà di nessuno, perché è parte di tutti, di chi c’era e di chi c’è oggi. Se abiti vicino al Balon sai che lì c’è un mercato, forse hai scelto di viverci per quello e la proprietà del tuo alloggio non è una buona ragione per diventare proprietario di una storia collettiva e pretendere di cambiarla, escludendo qualcun altro.
Eppure sta succedendo: il Balon, anziché restare storia comune, è conteso come un copyright, il luogo di incroci è rivendicato da perimetri e sbarramenti, l’economia informale è rappresentata come illegalità o come qualcosa di poco dignitoso. Eppure le persone continuano ad andarci, quelli “in”, che lo frequentano perché sanno riconoscere merci che gli espositori hanno raccolto come rifiuti, e quelli “out” che cercano ciò che non avrebbero i mezzi per acquistare altrove.
L’esistenza di una clientela (quindi di una utilità del libero scambio) non può essere negata; infatti i sostenitori del trasferimento pretendono di convincere sull’equivalenza tra canale Molassi e via Carcano. Gli espositori sanno che non è la stessa cosa, lo spirito dei luoghi non è lo stesso, le famiglie non sono le stesse, non è uguale ciò che si trova nei dintorni, dai negozi di antiquario alla ristorazione.
Certo, qualcosa nel tempo è cambiato: fisionomie, dialetti, lingue, odori, sia dei clienti sia dei venditori. Ma non può essere questo il motivo di tanta ostilità, perché alla pubblica amministrazione non è consentito discriminare. Sono cambiate le forme: l’anarchia del tappeto steso a terra è stata sostituita dagli spazi assegnati, all’interesse per le proprie cose si è affiancata la preoccupazione per la pulizia dell’area, all’aspettativa del guadagno si è aggiunto il dovere di partecipare alle spese.
Tutto ciò è avvenuto grazie al lavoro di relazione di un’associazione nata per volontà del Comune di allora e per disponibilità di tanti, anche residenti. Oggi a quella associazione si dice: non sei in grado di obbligare al trasferimento, non sai contrastare le preoccupazioni e le resistenze, quindi sei complice della disobbedienza e del disordine.
Nel frattempo il Comitato Oltredora, Eco Città e I love Suq – residenti e frequentatori dell’area di libero scambio – hanno raccolto più di 3000 firme perché resti nella sua sede storica.
Per favore, fermiamoci. Su alcune questioni c’è la disponibilità di tutti: dal riordino dell’area di San Pietro in Vincoli al perfezionamento degli spazi in canale Molassi. Se il rispetto verso i bisogni e le opinioni è condiviso, se tutti percepiscono l’imparzialità della Pubblica Amministrazione, se ciascuno riconosce la buona fede dell’altro e nessuno approfitta delle contraddizioni per i propri fini, allora si può fare.
Non si dica che confondiamo per motivi politici il Balon e Il Barattolo. Semplicemente pensiamo che non possano esistere l’uno senza l’altro, per le ragioni che abbiamo spiegato. Se giustamente si sostiene di non voler fomentare uno scontro sociale, si riconsideri ora quella che è stata definita una “decisione irrevocabile”.
Su Canale Molassi fermiamo le ordinanze e promuoviamo il confronto, invece di escludere e confinare costruiamo una sede in cui la Città garantisca la composizione dei diversi interessi o, almeno, la loro espressione.
Non si governa una situazione complessa col pugno di ferro, nemmeno quando si gode di una maggioranza istituzionale, perché si può vincere in aula e perdere nella società.

Firma la petizione qui

Eleonora Artesio (Capogruppo Torino in Comune – La Sinistra)

Ilda Curti

Marco Grimaldi (Consigliere Regionale Liberi e Uguali)

Francesco Tresso (Lista Civica per Torino)

Michele Berghelli (Consigliere Circoscrizione VII)

Juri Bossuto (Consigliere Circoscrizione II)

Chiara Foglietta (Consigliera Partito Democratico)

Silvja Manzi (Radicali Italiani)

Chiara Acciarini (ex Deputata e Sottosegretaria)

Dunia Astrologo (Direttrice Istituto Gramsci Torino)

Gianluca e Massimiliano De Serio (registi)

Marta Levi

Marco Magnone (scrittore)

Ugo Mattei (professore di diritto internazionale all’Università della California di San Francisco e professore di diritto privato all’Università di Torino)

Davide Mattiello (presidente della Fondazione Benvenuti in Italia)

Marco Novello (Presidente Circoscrizione V)

Francesco Pallante (professore associato di Diritto costituzionale nell’Università di Torino)

Giuseppe Piras (Architetto)

Alberto Re (Consigliere Circoscrizione I)

Fabrizio Vespa (giornalista scrittore)

Hamid Ziarati (scrittore)

 

Elena Actis (art worker presso Hub Cecchi Point)

Angelo Artuffo

Massimo Arvat (filmaker residente di Borgo Dora)

Ilaria Boccia

Cristina Cappelli

Emanuela Capurso

Anna Catella

Lucia Centillo

Maurizio Cilli (architetto)

Sergio Fergnachino (utente mercato)

Sandra Giannini (architetta abitante di Borgo Dora)

Santiago Gomes (architetto)

Simona Guandalini

Ottavia Guercio (residente di Porta Palazzo)

Silvia Guerra (Esperta di sviluppo locale)

Cecilia Guiglia (residente di Porta Palazzo)

Karl Krähmer (studente)

Filippo Leonardi

Daniela Lusso

Gigi Malaroda

Giuseppe Marabita (artista del circo)

Emanuele Maspoli

Hélène Monjarret

Chiara Mossetti (architetto, residente di Porta Palazzo)

Lara Mottola (consigliera OCT)

Matteo Nobili (fisico, residente di Porta Palazzo)

Michele Noce (operatore sociale Hub Cecchi Point)

Ivano Podestani (residente di Porta Palazzo)

Giorgio Salza

Irene Salza (insegnante, abitante di Porta Palazzo)

Chiara Sampietro

Paolo Sanna (abitante di Porta Palazzo)

Pinto Maria Angela

Carlo Salone (docente di Geografia Università di Torino)

Luciano Strasio (Circo Luce)

 

Riccardo Tavernari (professionista)

Maria Testore (residente di Porta Palazzo)

Alexis Tsoukias

Silvia Venturini (abitante di Porta Palazzo)

Ilaria Vetrano (abitante di Porta Palazzo)

Andrea Viali (fonico)

Federico Vozza

Francesca Zaltron (abitante di Porta Palazzo)

Associazione fuori di palazzo

Associazione Bizzeffe

Cohousing numero zero