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5 anni di impegno: il bilancio del mio mandato

E’ stato un quinquennio complicato, partito senz’altro quasi nel peggiore dei modi, tra non-vittorie, subitanee scissioni (Italia Bene Comune morta alla prima assemblea), Governi no-alternative, ma oggi posso dire che ne è valsa la pena e che è stato un privilegio servire le Istituzioni repubblicane.

Quello che si poteva fare, l’abbiamo fatto. Non tutto e non sempre come avremmo voluto, certo. Ma è stato fatto.

Sono grato a chi, avendo esperienza e competenze molto maggiori delle mie nella difficile gestione del processo parlamentare, ne ha determinato l’esito.

Se cliccate QUI potrete scaricare il quaderno che raccoglie questi 5 anni.

Grazie.

Davide Mattiello

Il Piemonte? Connesso, ricco di opportunità e bello da vivere

Sabato 20 ottobre con la Fondazione Benvenuti in Italia abbiamo dato il via alla collaborazione con la Lista Monviso – Chiamparino per il Piemonte, in vista delle elezioni regionali 2019.

Durante la mattinata abbiamo discusso di infrastrutture con

Mario Giaccone, consigliere regionale e capogruppo Lista Monviso – Chiamparino per il Piemonte

Mario Villa, Istituto Nazionale di Urbanistica

Paolo Milanesio, ufficio stampa e portavoce dell’assessore regionale ai trasporti, infrastrutture e opere pubbliche

L’incontro è stato moderato da Camilla Cupelli, giornalista.

Buona Visione!

Il furore ideologico diventa un regalo ai boss

Fermatevi!

Il furore ideologico diventa un regalo ai boss.
Oggi va in Aula in Senato il “nuovo” articolo 416 ter promosso dal Sen. Giarrusso dei 5Stelle (candidato in pectore alla presidenza della Commissione Antimafia).
Basta leggere gli atti del Senato (la scheda tecnica e il parere della Prima Commissione) per accorgersi che approvarlo sarebbe disastroso:
– diventa diabolico dimostrare che chi accetta la promessa dei voti abbia consapevolezza di trattare con un condannato per 416 bis
– la “disponibilità a soddisfare bisogni ed interessi” è incostituzionale perchè viola il principio di tassatività della norma penale
– il ritorno all’equiparazione tra pene del 416 bis e pene del 416 ter è incostituzionale, perchè viola il principio di proporzionalità più volte richiamato da sentenze della Corte Costituzionale.
Faccio una proposta di buon senso: si voti il ritorno in Commissione e si apra una indagine conoscitiva sul funzionamento della norma attualmente vigente, si interroghi cioè la Cassazione su come venga o meno applicata la norma così come l’abbiamo riformata nella XVII Legislatura. Sarebbe poi altrettanto onorevole sollecitare la costituzione della Commissione Antimafia, che invece resta sospesa nel limbo, per acquisire un parere pure dalla Commisione che più di ogni altra dovrebbe fare questo lavoro.
Talvolta la prudenza è più rivoluzionaria del furore!

Trattato di cooperazione giudiziaria Italia-Emirati. Approvato!

Il Senato della Repubblica ha approvato il trattato. Ora i latitanti italiani negli Emirati potranno essere rimpatriati ed assicurati alla giustizia

Questa mattina il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato il trattato di cooperazione giudiziaria ed estradizione tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti, colmando un vuoto che fino a oggi aveva impedito alla giustizia di fare il suo corso. Per lungo tempo, infatti, gli Emirati Arabi hanno rappresentato una vera e propria zona franca per molti condannati o indagati italiani che si sono sottratti alla giustizia, volando impunemente nello Stato Emiratino. Non essendo presente un trattato di estradizione e cooperazione giudiziaria tra i due Paesi, infatti, essi potevano godere di una libertà incondizionata, non potendo essere rimpatriati.

Almeno  9 soggetti ricercati dalle autorità giudiziarie italiane – condannati o rinviati a giudizio per reati come l’associazione mafiosa, il concorso esterno, il narcotraffico, il riciclaggio e la frode fiscale – si trovano tra Dubai e Abu Dhabi e da oggi l’Italia potrà chiederne ufficialmente l’estradizione. Tra di loro spiccano i nomi noti di Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e il cognato di Gianfranco Fini, Giancarlo Tulliani, accusato di riciclaggio.

Il voto di questa mattina chiude una battaglia cominciata ormai oltre 4 anni fa, in Commissione Parlamentare Antimafia, che ebbe la prima significativa svolta quando l’ex Ministro Andrea Orlando volò negli Emirati Arabi per firmare il primo accordo di Cooperazione nel Settembre del 2015. Da allora il Trattato è rimasto prima arenato per alcuni rilievi mossi dal Quirinale sul punto della pena di morte a fronte di nuove e più stringenti norme europee nel frattempo intervenute e poi finalmente approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 febbraio 2018. Per risultare operativo, tuttavia, il trattato ha avuto bisogno del voto favorevole della Camera, avvenuto il 6 agosto 2018, e poi di quello del Senato, questa mattina.

La Fondazione Benvenuti in Italia ha sostenuto l’iter del provvedimento con attenzione. Prima attraverso il lavoro di Davide Mattiello, attuale presidente della Fondazione e Parlamentare della scorsa Legislatura, membro delle commissioni Giustizia e Antimafia. In seguito la Fondazione Benvenuti in Italia ha attivato la campagna “Stop latitanti: subito il trattato di cooperazione Italia-Emirati Arabi”, organizzando un mail bombing verso i presidenti di Camera e Senato per chiedere al più presto la calendarizzazione del trattato e mantenendo alta l’attenzione delle istituzioni e della società civile.

<<L’approvazione definitiva del trattato azzera finalmente un’area di impunità che per troppo tempo ha fatto il gioco dei criminali erodendo la credibilità delle Istituzioni. Un risultato che va dedicato a tutti quei magistrati e a quegli investigatori che con gravi sacrifici per se’ e per le proprie famiglie contrastano quotidianamente l’illegalità, ma anche a tutti quei cittadini per bene che si impegnano semplicemente a rispettare la legge>>  afferma Davide Mattiello.

Per maggiori informazioni:

Commissione Antimafia, ma vi pare normale?

Questa mattina ero a Roma, davanti Palazzo San Macuto, sede della Commissione Parlamentare Antimafia. La Commissione, essendo “speciale” necessita di essere istituita ad ogni legislatura. Attualmente la Commissione è stata quindi istituita, ma non ancora costituita.

Intanto il Ministro dell’Interno vuole intervenire sul Codice Antimafia con un Decreto Legge per permettere la vendita dei beni confiscati anche ai privati. Ma vi pare normale?

Trattato Italia-Emirati: Intervista a Anna Rossomando

Il trattato di estradizione e cooperazione giudiziaria tra Italia ed Emirati Arabi Uniti potrebbe essere finalmente approvato dal Parlamento Italiano nelle prossime settimane. Perchè questo accada, infatti, manca solo il voto favorevole del Senato, dopo l’approvazione della Camera avvenuta il 6 agosto scorso.

La ratifica del trattato aprirà la strada al rientro in Italia di diversi latitanti che negli anni si sono rifugiati tra Dubai e Abudhabi per sfuggire alla giustizia italiana. Si tratta soprattutto di persone condannate o indagate per reati connessi alla criminalità organizzata, come Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, rifugiato a Dubai da anni. O Raffaele Imperiale, narcotrafficante ritenuto vicino al clan degli scissionisti, fuggito negli Emirati Arabi nel 2016.

Abbiamo intervistato Anna Rossomando, senatrice del Partito Democratico e vicepresidente del Senato, per chiederle un commento sui tempi dell’approvazione e sull’efficacia di provvedimenti di questo tipo.

 

Siamo a un passo dalla ratifica del trattato di cooperazione giudiziaria ed estradizione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti. Con quali tempi ritiene che arriveremo al voto, dunque all’approvazione definitiva?

Dobbiamo arrivarci in tempi brevissimi. Abbiamo il dovere e la responsabilità di farlo perchè è un provvedimento importante e atteso. Un provvedimento nato con il Governo Gentiloni e il Ministro Orlando, che prima della pausa estiva è stato finalmente approvato alla Camera. Io, come vicepresidente del Senato, mi impegno a chiedere la più celere calendarizzazione del trattato.

Credo e sono fiduciosa che verrà approvato tempestivamente, perchè è un provvedimento sul quale c’è una condivisione molto ampia. Quello che serve è la sensibilità per farne una priorità.

Ritiene dunque che anche la maggioranza di Governo sia interessata ad approvare al più presto il provvedimento?

Io lo auspico! Penso che non sia mai abbastanza sottolineare come su questi temi sia necessaria una larghissima condivisione e di fatto nessuno possa dirsi contrario alla lotta alle Mafie. Però la questione è di sfuggire alla retorica, perchè essere contro le Mafie è ovviamente facile a dirsi, ma poi quello che conta sono le priorità e l’attenzione che si dedica.

Io vedo con preoccupazione il fatto che il contrasto alle Mafie sia un po’ scomparso dall’agenda politica e dalle priorità del contratto Giallo-Verde. Da questo punto di vista il mio impegno è quello di richiamare l’attenzione sull’argomento. Quello che conta, infatti, è capire quali provvedimenti siano una priorità e quale sia l’atteggiamento complessivo del Governo.

Ci tengo a ricordare come nella passata legislatura abbiamo approvato delle riforme importantissime con il concorso di tutti i partiti, penso al “Codice Antimafia” o alla “Riforma dei beni confiscati alle Mafie”, ora queste leggi vanno fatte applicare e devono essere fatte vivere per farle funzionare davvero. Questo per dire che la lotta alle Mafie vive di molta concretezza e di un impegno che inizia con l’approvazione di una legge, ma l’approvazione non è il punto di arrivo.

Come ricordava, già nella scorsa legislatura, in commissione Giustizia, lei si è dimostrata attenta al tema. Perchè ritiene che un accordo di cooperazione giudiziaria tra i due Paesi sia così importante?

In una dimensione ormai sovranazionale della criminalità organizzata, questo tipo di provvedimento è fondamentale, altrimenti continueremo a non avere gli strumenti per individuare, punire e applicare le sanzioni che eroghiamo con le sentenze.

Mi spiego: il fatto che ci sia un processo o un’indagine che si conclude con una sentenza di condanna in Italia, ovviamente ha una dimensione di per sè internazionale. Questo perchè la persona coinvolta non si rifugia semplicemente all’estero per sfuggire alla giustizia, ma è la stessa organizzazione di cui fa parte ad agire in una dimensione sovranazionale. Ormai la cooperazione internazionale è un punto fondamentale e ineludibile, quindi l’approvazione del trattato è un passo importante che può avere anche una funzione di deterrenza e che va a colmare una lacuna che c’era nel nostro ordinamento.

Approfitto dell’occasione per ricordare il lavoro del mio collega Davide Mattiello nella scorsa legislatura sui temi che hanno a che vedere con la lotta alla criminalità organizzata, il suo impegno nella proposta di legge, ma anche l’attenzione e il lavoro di tessitura che ha fatto per ottenere provvedimenti che avessero il più largo consenso possibile.

Per saperne di più consulta tutti i materiali della campagna di Benvenuti in Italia“Stop latitanti: subito il trattato Italia-Emirati”.

Approvare la ratifica del trattato di estradizione con gli Emirati Arabi

 

A coloro che parlano – giustamente – di lotta alla Mafia, di lotta alla corruzione, ricordiamo che prima di tutto bisogna annullare l’impunità. Per questo motivo sono andato davanti al Senato della Repubblica per legare un fazzoletto: bisogna calendarizzare e votare al più presto la ratifica del trattato di cooperazione ed estradizione con gli Emirati Arabi per mettere fine alle latitanze spudorate di molti italiani.

Per maggiori informazioni sulla campagna per la ratifica del trattato, clicca qui.

Guarda il video:

 

Il caporalato uccide, l’indifferenza pure

Ancora una strage di lavoratori, schiacciati non solo da lamiere accartocciate sulle strade italiane dopo aver raccolto pomodori per due euro l’ora ma dallo sfruttamento da parte di padroni, padrini e sfruttatori vari. Sono lavoratori uccisi dal bisogno, dalla disperazione, da un lavoro lasciato troppo spesso nelle mani del mercato criminale e dall’indifferenza. Ma anche dalle lacrime di coccodrillo di chi dopo ogni strage invoca controlli e (contro)riforme salvo riprecipitare nell’oblio dopo pochi giorni, per poi riparlarne alla strage successiva, dimenticando che nel nostro Paese vi è un morto sul lavoro ogni otto ore e due mila infortunati al giorno: quindi ogni giorno è strage. E ogni giorno aumenta la responsabilità di chi non vede, non sente, ma parla quando si contano i morti. Solo nell’agricoltura sono 430 mila i lavoratori e le lavoratrici sfruttati, di cui 130 mila in condizioni paraschiavistiche. E poi c’è l’edilizia, i trasporti, i servizi etc.
Per questo non facciamo appello alle Istituzioni le quali conoscono i loro doveri e se non li adempiono ne risponderanno davanti a chi democraticamente li giudica e controlla. Vogliamo invece rivolgerci a uomini e donne di buona volontà che non vogliono chiudere gli occhi davanti a un prodotto sottocosto sul banco di un supermercato, dietro il quale c’è una filiera che inizia con il sangue di disperati, migranti e italiani. Chi produce, vende, compra, usa un tale prodotto è l’altro capo dello sfruttamento. E non può più rimanere indifferente.
Facciamo appello ad associazioni, sindacati, persone e organizzazioni che ogni giorno vivono e combattono la violazione di diritti umani, le mafie, il caporalato, la tratta e ne sopportano il peso, vedendo calare ogni anno l’indice di dignità e legalità, dunque di democrazia del Paese.
Non ci stancheremo di ripetere che lo sfruttamento del lavoro, il controllo del territorio e l’umiliazione della persona sono il terreno in cui nascono e crescono le mafie. Così come contro le mafie, non basta chiedere che tutte le istituzioni facciano la loro parte, ma è necessario che ciascuno di noi apra gli occhi e combatta collettivamente perché i diritti non vengano dopo i prezzi, le persone dopo i prodotti, gli interessi economici criminali e illegali prima del lavoro legale.
A questo appello, con idee e fatti, si può aderire scrivendo a ilcaporalatouccide@gmail.com

Bruno Giordano, magistrato presso la corte di cassazione,
Marco Omizzolo, sociologo
Davide Mattiello, Benvenuti in Italia

Non un passo indietro sulla sicurezza scolastica

 

La XVII Legislatura ha segnato un impegno senza precedenti sulla questione della edilizia scolastica: la cancellazione della Struttura di missione per la riqualificazione degli edifici scolastici presso la Presidenza del Consiglio, è un brutto segnale. Non se ne capisce il senso: la Struttura è uno strumento tecnico, che risponde alla Presidenza del Consiglio, qualunque sia il Presidente in carica, quindi in questo caso avrebbe risposto a Conte e avrebbe continuato a garantire all’azione del Governo un coordinamento generale in una materia nella quale il gomitolo di competenze ha reso spesso inefficienti gli interventi. E’ come avere il navigatore satellitare in macchina e gettarlo dal finestrino perché lo aveva comprato la il tuo “ex”. E’ come se si chiudesse l’ANAC, anziché, al limite, cambiare il suo direttore alla scadenza del mandato (per dire). Fino a prova contraria, sembra purtroppo un segnale in coerenza con le politiche del centro destra che ha continuamente tagliato i finanziamenti alla scuola tutte le volte che ha potuto. Sorprende (nonostante tutto ci sorprendiamo ancora!) che i 5 Stelle acconsentano. La scossa alla politica venne soprattutto dall’impegno della mamma di Vito Scafidi, Cinzia Caggiano, che non ha mai smesso di denunciare lo stato di inadeguatezza dell’edilizia scolastica, da quando il 22 Novembre 2008 a causa del crollo del contro soffitto della sua classe Vito perse la vita. Proprio il 22 Novembre è diventata per legge la giornata nazionale della sicurezza nelle scuole: il prossimo 22 Novembre sarà proprio il decennale e sarà senz’altro l’occasione per tirare una riga e capire in che direzione ci stiamo muovendo.

Leggi la notizia. 

Mail Bombing: subito il trattato Italia – Emirati

Di seguito il fac-simile del testo da inviare al presidente della Camera dei Deputati e alla presidente del Senato della Repubblica per chiedere l’immediata calendarizzazione della ratifica del trattato di cooperazione giudiziaria ed estradizione tra il governo della Repubblica Italiana e il governo dello Stato degli Emirati Arabi Uniti per assicurare alla giustizia i latitanti condannati in via definitiva o indagati per ogni genere di reato.

OGGETTO: subito il trattato Italia-Emirati Arabi

Egregio Presidente Roberto Fico, egregia presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati,

gli Emirati Arabi Uniti rappresentano un porto franco per molti latitanti italiani che, condannati in via definitiva o indagati, hanno scelto di sfuggire alla Giustizia raggiungendo gli Emirati Arabi.

Le cronache raccontano della presenza nello stato emiratino di almeno 9 soggetti ricercati dalle autorità giudiziarie italiane. Condannati o rinviati a giudizio per reati che vanno dall’associazione mafiosa al concorso esterno, passando dal narcotraffico, fino ad arrivare al riciclaggio ed alla frode fiscale.

Ritengo che la ratifica del trattato rappresenti un segnale forte per affermare la volontà del nuovo Parlamento di combattere le Mafie nel nostro Paese, insieme ai reati di corruzione che avvelenano l’economia sana e la fiducia nelle Istituzioni. È ormai chiaro a tutti come i rischi di tenuta dell’ordinamento democratico del nostro Paese arrivino da Mafie e organizzazioni segrete capaci di muoversi con disinvoltura su scala internazionale, anche grazie alla complicità di professionisti altolocati.

Non ci sono più scuse: il trattato di cooperazione ed estradizione è pronto per la ratifica parlamentare. Spetta a Voi dimostrare da che parte state, inserendolo urgentemente all’ordine del giorno.

Cordiali saluti

Nome e Cognome

 

Unisciti a noi! Invia questa mail a:

– Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico => http://presidente.camera.it/10

– Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati => SegreteriaGabinettoPresidente@senato.it

Per saperne di più consulta i nostri materiali informativi e leggi la proposta di legge qui.

 

Abbiamo legato un fazzoletto, di fronte al Parlamento, perché non ci sono più scuse, non ci sono più alibi.

I testimoni di giustizia sono una priorità

L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia esprime vivo apprezzamento per le parole del viceministro degli interni Gaetti sui testimoni di giustizia:  “i testimoni di giustizia sono insieme ai beni confiscati una priorità”. Con queste parole il sottosegretario agli interni Luigi Gaetti intervistato dal quotidiano La Gazzetta di Mantova ha affermato che porterà avanti quello che ha caratterizzato il suo lavoro in commissione parlamentare antimafia: testimoni di giustizia e beni confiscati. Una bella intervista, dichiara Ignazio Cutrò Presidente della Associazione, che lascia ben sperare sulla fine  dell’isolamento e dell’indifferenza attorno a questi temi. Dunque oggi “siamo una priorità”. Non sentivamo parole di questo tenore da tanto tempo. Forse non le abbiamo mai sentite. Il vento del cambiamento aveva già cominciato a soffiare in commissione antimafia quando le forze politiche avevano proposto un disegno di legge di riforma dell’attuale programma di protezione poi trasformato in legge dello Stato. Un vento che porta con sè la parola Speranza. Doveroso ringraziare l’allora Presidente Rosy Bindi e il coordinatore del comitato di inchiesta sui testimoni Davide Mattiello. C’è ancora molto da fare: ” le norme sono importanti, ma non meno dei regolamenti e delle prassi applicative, cioè delle abitudini che si creano negli apparati dello Stato ai quali spetta  il dovere di proteggere e rispettare pienamente la dignità dei testimoni di giustizia”. Ieri la testimone e deputata Piera Aiello ha chiuso un capitolo buio della sua vita mostrando il suo volto nascosto per anni, troppi anni. Un gesto che assume anche un significato simbolico per tutti i testimoni di giustizia. Mai più una vita vissuta nell’ombra, vite fantasma. Non siamo più delle trepide ombre ma uomini e donne che hanno offerto la propria vita e quella dei propri familiari per il bene dello Stato. Le Istituzioni tutte, conclude Ignazio Cutrò,  facciano la loro parte, valorizzino i testimoni di giustizia e restituisca loro quelle che le mafie ed un malcelato senso dello Stato gli hanno ingiustamente tolto.
*Comunicato stampa dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia